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“Diario di scuola” di Daniel Pennac

Daniel Pennac, scrittore francese di successo, ci regala nel 2008 questo piccolo gioiello. Con stile ironico e senza giri di parole, Pennac racconta la scuola e i suoi protagonisti, non solo dal punto di vista di chi sta oltre la cattedra (sensibilità che gli deriva dall’esperienza decennale maturata come insegnante), ma anche dal punto di vista dei cosiddetti “somari”, perché somaro era lui stesso, quando si trovava tra i banchi di scuola. I numerosi retroscena da studente fannullone, che Pennac ricorda, strappano più di un sorriso, ma fanno anche riflettere.

Un ragazzo che non si sentiva all’altezza, che non riusciva a raggiungere i risultati sperati, perché pressato dalle aspettative altrui, è riuscito poi a divenire un modello per molti, come scrittore, insegnante, padre, uomo. Quale migliore esempio, allora, per confutare il pregiudizio, che con la cultura non si mangia, o che il sapere e la conoscenza sono in fondo superflui e relegati ad un’élite, fatta di intellettuali noiosi e pieni di sé?

La scuola, come disse lo scrittore e insegnante Alessandro D’Avenia, in un’intervista di un anno e mezzo fa, può e deve essere interessante, deve saper coinvolgere e deve stimolare le passioni di ogni ragazzo, compresi quelli, che apparentemente sembrano casi irrecuperabili.

Spesso, scrive Pennac, anche con i “somari”, “basta solo uno sguardo, una frase benevola, la parola di un adulto, fiduciosa, chiara ed equilibrata, per dissolvere quei magoni, alleviare quegli animi, collocarli in un presente rigorosamente indicativo”. Nessuno vuole qui sminuire il lavoro degli insegnanti, che sappiamo essere durissimo, ma diciamoci la verità: se la scuola, ormai da anni, va a rotoli, e se le giovani generazioni sono allo sbando, è anche grazie a tutta quella zavorra di insegnanti, attaccati alla poltrona, che vanno avanti, anno dopo anno, con il loro programma, da portare a termine ad ogni costo, e punto. Non trasmettono niente agli alunni, non li coinvolgono, non sanno apprezzarne le diverse qualità, se ne disinteressano.

Questo loro sbagliato modo di fare, dice giustamente Pennac, si somma a quello ugualmente sbagliato di molti genitori, che preferiscono assecondare sempre i loro figli, piuttosto che spiegare loro il valore di un difficile, ma educativo “no”.

Con una prosa scorrevole e brillante, Pennac ci spinge a riscoprire la scuola, come un ambiente, in cui non si impara solo quando morì Napoleone o qual è il congiuntivo del verbo essere, ma si cresce e si matura, rispettando se stessi e gli altri. Ci invita a credere in un futuro migliore, che tutti, nel nostro piccolo, possiamo contribuire a creare.

Appuntamento a martedì prossimo!

Cat.

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4 pensieri riguardo ““Diario di scuola” di Daniel Pennac”

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