correva l'anno

Correva l’anno 1972…

Correva l’anno 1972 …claudio_baglioni_cb-128

E nell’aria suonavano le note di “Questo piccolo grande amore” di Claudio Baglioni.

Sono sicuro che molti dei possibili lettori di questo articolo, vedendo la data si saranno spaventati, perché siamo veramente indietro nel tempo, in un periodo molto precedente alle loro date di nascita.
In effetti non vi nascondo che ho scelto la canzone un po’ preoccupato, pensando che potesse essere di poco interesse per ragazzi ventenni o al max trentenni. Poi ho ripensato all’enorme successo che questa ha avuto, ed al fatto che il suo autore è tutt’ora un cantante di grande popolarità, e mi sono fatto coraggio.
In questo periodo (dalla pubblicazione del primo articolo di correva l’anno ad ora) mi sono interrogato spesso sul fatto che ragazzi della vostra età, possano avere interesse a leggere queste righe, dove si mischiano ricordi di una persona qualsiasi, ricordi di un’Italia che non avete conosciuto e consigli per l’ascolto di brani che sicuramente avrete sentito, ma che non fanno parte della vostra storia o meglio della vostra vita.

Nel mio riflettere mi sono ricordato di quando i nostri genitori, oppure i nostri nonni, prendendo come occasione dei ritrovi di famiglia, iniziavano a raccontare dei loro tempi passati.
Noi ragazzi, magari molto più giovani di voi, venivamo rapiti da queste storie di vita e, piano piano, insieme alle loro parole, nel nostro cervello partiva un film che ci faceva cadere in una specie di trance e che ci catturava completamente. Venendo da una famiglia di umili origini contadine, le storie erano sempre legate alla nostra terra ed erano, fondamentalmente, episodi di vita quotidiana, tanto normali per loro quanto affascinanti per noi che non avevamo trascorsi in campagna o perlomeno nella campagna di quei tempi. Altre volte, le storie erano relative alla guerra, e lì si che la mente decollava alla ricerca di paesaggi, immagini, situazioni e suoni molto distanti dal nostro quotidiano.

Grazie a questi piacevolissimi ricordi mi è venuta voglia di proporvi un gioco e di chiedervi di provare ad immaginare quello che vi dirò come se foste voi quei ragazzi ed io uno di quei genitori o addirittura uno di quei nonni.
Questo “esperimento” dovrebbe aiutarvi ad entrare, per quanto possibile, nell’atmosfera del periodo della nostra canzone ed a viverla come l’abbiamo vissuta noi ragazzi dell’epoca.

Nel 1972 la situazione in Italia (perlomeno quella che ricordo io) era la seguente:

• La televisione, era monopolio della RAI con due canali RAI1 e RAI2 che trasmettevano da mezzogiorno 1476952686118_pinocchio_2048x1536alle undici di sera in bianco e nero. Nel Nord ed al Centro si potevano vedere anche TeleMontecarlo e Capodistria (o qualcosa di simile). Nonostante queste limitazioni ricordo uno sceneggiato di grande successo “Pinocchio” di Comencini con un cast di attori veramente notevole come Nino Manfredi, Gina Lollobrigida, Franco Franchi, Ciccio Ingrassia e Vittorio De Sica.

• La radio, era anch’essa monopolio della RAI con l’eccezione di RadioMontecarlo. I canali erano tre, uno dedicato all’informazione, uno dedicato alla prosa, alla musica ed al varietà e l’ultimo dedicato alla cultura. Per I giovani di quel tempo le trasmissioni cult erano “Alto gradimento” condotta dal duo Renzo Arbore e Gianni Boncompagni e la “Hit Parade”. Le prime radio private arriveranno poco dopo e saranno locali e battezzate inizialmente “radio pirata”.

• La musica dei giovani in quel periodo era in grande fermento, eravamo poco dopo il “sessantotto”, gli anni della contestazione. Per ascoltarla era necessario comprare i dischi o andare ai concerti, perché le ore ad essa dedicate da radio e televisione erano pochissime, e su molte canzoni c’era una sorta di censura. A quei tempi era molto diffuso l’utilizzo della musicassetta che permetteva di registrare dai dischi e quindi tanti ragazzi (come quelli del mio gruppo) si organizzavano comprando un disco (Lp) per poi registrarlo sulle musicassette per tutti gli altri.

• Mezzi di trasporto, i ragazzi di città affollavano i tram, i bus o viaggiavano con il classico “motorino quarantotto” o la vespa. Quelli più grandi, che molto spesso lavoravano già, erano fortunati e si potevano permettere l’auto (la più diffusa era la vecchia FIAT cinquecento o l’appena uscita FIAT 127).1385908474-statuto1992

• Moda giovanile, erano i tempi di massima diffusione dei blue jeans, dell’utilizzo dell’eschimo e delle scarpe da ginnastica.

• Istruzione, molti ragazzi smettevano di studiare dopo le scuole medie anche grazie al fatto che a quei tempi il lavoro si trovava facilmente.

• Tempo libero, a quei tempi andavano di moda le “cantine”, molti ragazzi si riunivano, mettevano insieme un po’ di soldi ciascuno ed affittavano delle vere e proprie cantine, dei garage, delle vecchie case coloniche e le trasformavano in piccole sale da ballo e di ritrovo dove passare il tempo libero. Le più attrezzate avevano delle grandi stanze con impianti musicali discretamente potenti costruiti da chi frequentava gli Istituti Tecnici Elettronici. Il nostro gruppo aveva la fortuna di avere in affitto una piccola casa colonica ed, oltre all’indispensabile stanza da ballo, avevamo anche una stanza dedicata agli strumenti perché alcuni di noi suonavano in un piccolo complesso. Ricordo con piacere quei pomeriggi durante i quali i nostri amici “provavano” e noi potevamo stare a sentire. Quando facevano pezzi particolarmente difficili, stavamo in rispettoso silenzio, quando suonavano le canzoni più popolari (come quelle di Lucio Battisti), cantavamo con loro a gran voce.

• Comunicazioni, a quei tempi non esisteva il cellulare (niente WhatsApp o SMS), non avevamo il PC (ricordo che addirittura non avevamo la calcolatrice elettronica portatile) per cui l’unico modo di comunicare era il telefono di casa. Questo, però, doveva essere usato in modo parsimonioso perché era un costo considerato quasi un lusso. L’abitudine perciò era ritrovarsi subito dopo pranzo al bar per poi decidere cosa fare nel pomeriggio (ovviamente chi studiava e se lo poteva permettere). Nella maggior parte dei casi l’appuntamento era rimandato alle sei del pomeriggio, orario che permetteva la presenza anche ai lavoratori ed agli universitari (che a dire il vero non erano tanti).c_71-09-15_n37

• L’edicola, questo era il luogo dell’informazione ed anche un secondario luogo di incontro. Ci compravamo le riviste, i fumetti, e qualche volta il giornale o il giornale sportivo. Ricordo che le nostre riviste preferite erano “Ciao 2001” per la musica ed il “Guerin sportivo” per lo sport.

• Lo sport, in quel periodo lo sport più popolare come il calcio lo si seguiva o allo stadio (a Firenze noi ragazzi ambivamo ad andare a vedere la Fiorentina nella mitica curva Fiesole con l’astro nascente Giancarlo Antognoni) o alla radio attraverso la trasmissione “90° minuto”.

• Ferie, argomento critico perché i più fortunati (famiglie più abbienti con seconda casa) “sequestravano” i ragazzi per il mese di agosto, mentre gli altri, o potevano permettersi le ferie indipendenti con gli amici, oppure l’estate, essendo liberi dalla scuola, si lavorava. I ricordi più belli del periodo estivo, sono comunque legati al “dopo cena”, alle nove (ci potevamo rimettere l’orologio) ci ritrovavamo ai giardini e potevamo scegliere fra due possibilità: rimanere sul posto a parlare, magari facendo gli occhi dolci all’ “amica” preferita, oppure, partire in comitiva per la gita in centro, nel mio caso a Firenze, con destinazione una delle gelaterie più conosciute della città, che faceva un gusto allo zabaione gustosissimo.

Ecco, ora che vi ho illustrato, come era la situazione in quegli anni, vi chiedo di chiudere gli occhi e di immaginarvi trasportati in quella realtà. Immaginatevi I ricordi dell’estate appena passata, magari una gita in gruppo con gli amici e le amiche al mare, (fra le amiche ovviamente c’era anche quella che vi piaceva ma che quasi sempre non vi considerava perchè gli piaceva il vostro amico) mentre ascoltavate…

“Quella sua maglietta fina
tanto stretta al punto che mi immaginavo tutto
e quell’ aria da bambina
che non glielo detto mai ma io ci andavo matto
e chiare sere d’ estate
il mare i giochi e le fate
e la paura e la voglia
di essere nudi
un bacio a labbra salate
il fuoco quattro risate
e far l’ amore giù al faro…”

Che dite, sarà piaciuta?

Ebbene la canzone ebbe un successo straordinario e Claudio Baglioni si guadagnò una 2011%2f36132grossa popolarità nel panorama dei nostri cantautori melodici.
L’uscita del 45 giri è di settembre e sul retro, in un primo momento, c’era la canzone “Caro Padrone” che sarà sostituita da “Porta Portese” subito dopo.
Il mese successivo usciva l’album, sempre intitolato “Questo piccolo grande amore” che fu definito un “Concept Album” perché conteneva tutte canzoni che formavano una storia d’amore. La canzone in questione conteneva anche delle piccole variazioni sul testo infatti cambiavano i versi “la paura e la voglia di essere soli” al posto di “la paura e la voglia di essere nudi”, e “mani sempre più ansiose, le scarpe bagnate” invece di “mani sempre più ansiose di cose proibite”, ovviamente per problemi di censura.

Fra le canzoni contenute nel disco le mie preferite sono “Con tutto l’amore che posso” e “Quanto ti voglio” due struggenti brani melodici con un grosso impatto emotivo.

Il successo di Claudio Baglioni credo si possa dire sia iniziato con questo album che pare , secondo Wikipedia, sia l’album più venduto in Italia, e che sicuramente è stato il nono più venduto nell’anno di uscita. Il singolo invece è stato il quarto più venduto dell’anno ed una grande artista come Mina nel 1986 lo ha inserito nel suo album “Si, buana”.

Legato a questo album c’è anche un film del 2009 con lo stesso titolo “Questo piccolo grande amore” del regista Riccardo Donna che prende ispirazione dalla storia narrata nel disco.

Gli anni settanta, per la musica italiana, sono stati anni importantissimi perchè hanno visto nascere artisticamente tanti cantanti, cantautori e gruppi che tutt’oggi sono colonne portanti della nostra musica. Alcuni sono conosciuti anche dalle nuove generazioni, altri penso di no perchè, essendo stati meno fortunati, sono scomparsi purtroppo troppo presto ma tutti ci hanno lasciato in eredità delle bellissime opere.
Per farvi degli esempi sempre nel 1972 uscivano album del tipo: “Storia di un minuto” della PFM (Premiata Forneria Marconi) lo storico gruppo che ha accompagnato nei suoi concerti un certo Fabrizio De Andrè, “Banco del Mutuo Soccorso” dell’omonimo gruppo BMS, “Radici” di Francesco Guccini e “Preludio, tema variazione canzona” del gruppo degli Osanna.

Spero che l’esperimento non vi abbia annoiato e di essere riuscito a stuzzicare la vostra curiosità per la musica italiana degli anni passati. Come ci hanno insegnato a scuola, per materie più serie (comunque anche la musica ha la sua importanza), conoscere il passato aiuta a comprendere il presente ed a immaginare il futuro.

Vi ringrazio per la pazienza e per il tempo passato a leggere queste righe, sono a
disposizione di chiunque senta la voglia di dirmi qualcosa o darmi dei suggerimenti sull’argomento.

Un caro saluto a tutti voi ed al prossimo appuntamento su EC_Shivers’
Mr.

Un pensiero riguardo “Correva l’anno 1972…”

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