Correva l’anno 2003…

Correva l’anno 2003 …

E nell’aria suonavano le note del brano “Che fantastica storia è la vita” di Antonello Venditti.

Qualche giovane lettore dirà “”Finalmente!””, finalmente si “scollina”, si lascia il secolo scorso ed arriviamo al nostro, anche se si parla sempre di quattordici anni fa.

Credetemi, nonostante non sia più giovane, fa piacere anche a me parlare di tempi più recenti, anche se quando penso ad Antonello Venditti non posso fare a meno di tornare indietro ai suoi inizi, che ho seguito con grande attenzione e grande coinvolgimento.

Antonello è nato a Roma l’otto di Marzo del 1949 e1435161117_AntonelloVenditti_2015_foto-di-Gianluca-Simoni_Chiaroscuro-Creative-3 quindi ha festeggiato il suo sessantottesimo compleanno pochi giorni fa. Proveniente da una famiglia della media borghesia romana, suo padre funzionario dello stato e sua madre insegnante di latino e greco, dopo un diploma al liceo classico ed una laurea in legge, conseguita nel 1973, decide di dedicarsi alla musica.

Ha iniziato a studiare pianoforte quando frequentava le scuole elementari e la sua prima canzone “Sora Rosa” l’’ha scritta a soli quattordici anni, quindi si può dire che la musica ha fatto parte della sua vita fin da giovanissimo. I suoi inizi ufficiali risalgono alla fine degli anni sessanta e sono caratterizzati dalla collaborazione con Francesco De Gregori, con il quale dividerà l’album del debutto “Theorius Campus” del 1972, contenente proprio la canzone “Sora Rosa” e la famosa “Roma Capoccia”.1522167.jpg

La sua produzione è contraddistinta da canzoni con tematiche sociali e canzoni d’amore, tanto che si può considerare a pieno diritto uno dei maggiori esponenti dei cosiddetti “Cantautori impegnati”.

Ha sfornato un gran numero di singoli e di album, si parla di circa trenta milioni, e quindi è uno degli artisti italiani con il maggior numero di copie vendute.

Il successo gli arriva con l’album “Lilly” del 1975, e continua fino ai giorni nostri, passando attraverso dischi come ““Sotto il segno dei pesci””, ““Venditti e segreti””, ““In questo mondo di ladri””, ““Goodbye novecento”” e tanti altri.

Nonostante tutte queste opere appena citate, l’album a cui sono più legato è ““L’orso bruno”” del 1975, nel quale sono contenuti dei pezzi che ritengo meravigliosi sia come testi, che come arrangiamenti di pianoforte (ma questa è una valutazione del tutto personale).

Ma veniamo al nostro brano che esce, appunto, nell’anno 2003 e che mi piace definire un inno alla vita nonostante tutto.

L’anno non inizia proprio bene dato che il primo di gennaio scompare un altro grande cantautore, del quale andremo a parlare in uno dei prossimi viaggi, Giorgio Gaber, per tutti il “Signor G”. Nel prosieguo dello stesso anno vedremo scomparire anche il nostro “”Albertone”” Alberto Sordi, L’”Avvocato” Gianni Agnelli, il comico “”Ciccio”” Ciccio Ingrassia, la voce della “”Disco Music” Barry White e per chi ama lo sport anche la “mitica voce del calcio” Sandro Ciotti.

É stato anche l’anno della triste strage di Nassiriya, nella quale hanno perso la vita diciannove italiani e nove iracheni (tra cui quattro bambini), e dell’esplosione dello Shuttle Columbia, che è costata la vita ai sette astronauti che erano a bordo.

Nassiriya

Ma torniamo al nostro disco, che vede Venditti pubblicare un inedito dopo quattro anni, dato che il precedente è stato Goodbye Novecento del 1999.

Nella canzone troviamo quattro “”fotografie”” di quattro personaggi (non so se reali), che rappresentano quattro storie di vita nella loro fase più problematica: c’è Antonio (o Antonello?) che è andato contro il volere dei suoi genitori a causa della sua passione per la musica e che ha lasciato amici ed amore, c’è Laura che nonostante la laurea fa l’impiegata e che cresce suo figlio grazie ai genitori ed alla loro unica pensione, c’è Gesú che dalla sua croce sente la voce di sua madre e suo padre, e c’è Aicha che è la quarta di tremila persone che da uno scoglio scorge una vita, l’unica possibile.

Sono quattro ritratti di un’umanità in difficoltà che sta affrontando il momento più critico della vita ma, nonostante tutto…

“E quando penso che sia finita,
è proprio allora che comincia la salita.
Che fantastica storia è la vita
Che fantastica storia è la vita”

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Vi confesso che le prime volte che ho ascoltato questa canzone ho male interpretato il significato del ritornello, perché le parole “”comincia la salita”” mi facevano pensare all’opposto di quanto Venditti voleva dire, cioè l’’inizio delle difficoltà. Poi con il tempo, riascoltando il brano, ho capito che salita andava intesa come risalita e quindi il tutto diventava impregnato di ottimismo, dato che toccato il fondo non si può far altro che risalire.

La canzone a suo tempo mi ha colpito perché anche io in quel periodo avevo iniziato una risalita, anche se la mia situazione non era per niente paragonabile a quella dei quattro personaggi della canzone.

Alla fine del 2002 avevo chiuso il mio rapporto di lavoro con una azienda, alla quale avevo dedicato tredici anni di vita lavorativa e nella quale lasciavo molti amici, ed avevo iniziato una nuova e molto stimolante esperienza in una società che stava nascendo. Questa situazione di evidente discontinuità con il passato, seppur gratificante per il miglioramento ottenuto, mi obbligava però a ripartire da capo e quindi ad affrontare la “salita”, indubbiamente una salita diversa da quelle citate ma pur sempre una salita.

Sebbene non si adattasse perfettamente al mio caso, avevo fatto mia questa canzone per quell’’ottimismo e quella fiducia nel futuro che riusciva a trasmettere e che ben si confaceva al mio carattere.

Capisco bene che la gioventù di oggi è poco incline all’’ottimismo, a causa di tutti i problemi che ci sono, molti dei quali aggravati dal comportamento irresponsabile della mia generazione, ma continuo a credere fortemente che la vita vada vissuta con ottimismo e speranza nel futuro, perchè quando siamo nel punto più basso non possiamo far altro che salire come dice Venditti.

Visto il messaggio contenuto, vorrei dedicare questa canzone a tutte le persone in difficoltà, con la speranza che la salita inizi davvero.

Nell’’augurare buon ascolto, utilizzando il link suggerito, mi permetto di consigliarvi di prestare attenzione al superbo sax di Gato Barbieri, che rende l’arrangiamento stupendo.

Vi saluto e vi aspetto per il prossimo viaggio da fare insieme a spasso nel tempo e nella musica.

Mr.

3 risposte a "Correva l’anno 2003…"

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