“Io non ho paura” di Niccolò Ammaniti

Sebbene abbia solo nove anni, Michele sa già cos’è la paura. Di colpo la sua vita viene sconvolta e deve fare i conti con un segreto che coinvolge tutta la sua famiglia. I grandi del paese, compresi i suoi genitori, hanno rapito un bambino e, in vista di un riscatto, lo hanno nascosto in una fossa coperta da una lamiera, sperduta nei bellissimi campi di grano dorati, tipici del Sud, amara cornice di un atto così crudele.

Michele all’inizio non riesce a credere che ciò che ha visto per caso, giocando, sia il piede di un bambino. Eppure è così. Scappa trafelato pieno di paura, torna a casa, ma non riesce a togliersi dalla mente quella fossa e quel piede sporco. Deve tornare e cercare di scoprire di più. Quel mingherlino così malconcio, denutrito e confuso si chiama Filippo e ha la sua stessa età. Tra i due bambini nasce un’amicizia del tutto particolare, fatta di parole, ma anche di molti silenzi e tanti sguardi.

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(Michele e Filippo in una scena del film del 2003 Io non ho paura, diretto da Gabriele Salvatores)

Una madre disperata al telegiornale e le discussioni nervose dei grandi, ascoltate la sera di nascosto, faranno capire a Michele quello che non avrebbe mai voluto capire. Tutto ormai è chiaro, ma come affrontare una situazione del genere? Obbedire ai genitori o ribellarsi?

Un libro intenso, commuovente e straziante, a metà tra infanzia e maturità, tra fantasie e consapevolezza della realtà. Lo stile di Ammaniti è asciutto, a tratti quasi fiabesco, perché raccontato con gli occhi del bambino Michele, e a tratti invece capace di generare nel lettore uno stato di oppressione e d’ansia, che lo fa completamente immedesimare in ciò che legge, e in particolare nella profonda miseria morale e materiale dei grandi.

Non si può fare a meno di seguire Michele per i campi di grano, di provare per lui un’infinita tenerezza, di vivere con lui il peso del segreto che ha scoperto, di sussurrargli all’orecchio “non avere paura”.

Un viaggio nel Meridione degli anni ’70 descritto con maestria dall’autore romano e una serie di personaggi ben delineati, fanno di questo libro il capolavoro di Niccolò Ammaniti.

Cat.

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