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“Non c’è due senza tre” – Mia moglie andava in barca a Barcellona

Buon anno amici di ECShivers’ e ben ritrovati, a dimostrazione di quanto dice il titolo, “non c’è due senza tre”, giovedì 21 dicembre scorso i nostri “attori a tempo perso” si sono esibiti nuovamente all’Antella per la seconda replica dello spettacolo “Mia moglie andava in barca a Barcellona”.

Anche in questa occasione i biglietti sono andati a ruba ed il teatro è stato riempito in tutti i suoi posti con grande gioia dei protagonisti presenti e di tutti coloro che sostengono l’iniziativa, inclusi quei pazienti che si vedranno pagato, ancora per un po’, il ticket per l’ambulatorio di follow up.

pubblico

Che il filo conduttore dello spettacolo sono le emozioni che i pazienti del reparto di rianimazione hanno raccontato al personale ospedaliero lo sapete già e che queste sono state raggruppate in sette categorie principali anche.

Ad ognuna di queste categorie sono state associate tre frasi di pazienti ed alcune parti dello spettacolo che vanno da brani di prosa a canzoni piuttosto che a balletti o sketches.

Il grande merito di chi ha pensato e messo su lo spettacolo è stato l’equilibrio, ovvero la capacità di “alleggerire” l’argomento riuscendo a tratti a renderlo anche divertente senza metterne in discussione la serietà. Proprio grazie a questo equilibrio il pubblico, durante la rappresentazione, viene continuamente coinvolto in tutte le sensazioni creando una grande partecipazione emotiva sia nei passaggi più tristi che in quelli più divertenti. Chi, come me, ha la fortuna di partecipare allo spettacolo stando vicino alle persone in platea riesce chiaramente a cogliere queste sensazioni; si vede chiaramente la stessa persona prima ascoltare seria e partecipata la prosa che affronta una problematica dolorosa, poi scatenarsi in battiti di mano a tempo di musica per le sorelle bandiera piuttosto che per il balletto dello spogliarello.

Si può dire che assistere a questo spettacolo è come fare una doccia scozzese, invece di passare dall’acqua calda a quella fredda, si passa da momenti di grande riflessione e partecipazione al dolore a momenti di grande divertimento, ma in ambedue i casi si viene completamente coinvolti.

Guardando lo spettacolo ci si accorge chiaramente che i nostri “attori per caso” sono effettivamente bravi, con le dovute proporzioni rispetto a chi lo fa di mestiere, perché riescono a rendere veramente gradevole la serata.

Questa volta vorrei però porre l’attenzione su quelle cose della rappresentazione che risultano meno evidenti ma che sono importantissime per la sua buona riuscita.

Non me ne vogliano gli amici infermieri e medici ma in questo articolo vorrei rendere merito a coloro che non sono al centro dei riflettori o perlomeno, anche se illuminati, non sono al centro dell’attenzione.

A tal proposito i primi che mi sento di menzionare sono i giovani musicisti che accompagnano molte esibizioni dello spettacolo.

giovani

Tutti e tre non fanno parte dello staff ospedaliero ma sono legati a questo da vincoli di amicizia. Questi giovani ragazzi sono animati da una grande passione per quello che fanno ed hanno dimostrato una grande serietà non mancando mai ad una prova o ad uno spettacolo. Difficilmente si sente la loro voce perché preferiscono far parlare i loro strumenti e, senza paura di essere smentito, posso dire che riescono a farlo molto bene. Il più giovane è Giacomo che detta i tempi di tutto lo spettacolo impreziosendolo con il suo pianoforte, poi c’è Niccolò che, con la sua chitarra, supporta i vari cantanti e la recita finale de “l’appartenenza”, infine c’è Davide che con il suo flauto accompagna la chitarra di Niccolò nella canzone “Don Raffaè”.

Poi è il turno di Margherita, giovane cantante figlia di una persona dello staff che si esibisce nella canzone “voci”, a seguire Daniele, regista e voce nascosta della sedia solitaria in scena con la poesia sulla dignità, e Luca, tecnico delle luci e del suono la cui discreta presenza si percepisce attraverso i lampi di luce ed il suono degli altoparlanti.

margherita

Ancora più nascosti l’assistente di scena Irene e Niccolò, l’addetto alla proiezione del bel video di Mauro Pieroni, unico appartenente allo staff ospedaliero fra quelli menzionati.

Ben visibili invece con il loro balletto sulla “paura” i ballerini Agnese, Alice, Giorgia e Lorenzo, in arte “Luv dance movement” anch’essi non appartenenti allo staff ospedaliero ma in qualche modo a questo legati.

danzatori

Nascosti e mischiati fra il pubblico altri personaggi dello staff ed i due ex pazienti che recitano le frasi che sono il filo conduttore dello spettacolo. Per queste frasi i ruoli sono invertiti le donne recitano quelle degli uomini e viceversa.

Fra i due ex pazienti degna di nota è la recita de “l’appartenza” da parte di Piero caratterizzato da una voce imponente.

piero

Tutto il resto lo abbiamo già descritto nei precedenti articoli nei quali abbiamo parlato della composizione dello spettacolo e degli “artisti” che lo mettono in scena (leggi anche Mia moglie andava in barca a Barcellona). Unica nota distintiva di questa rappresentazione rispetto alle altre, visto il periodo,  è che non potevano mancare dei riferimenti al Natale ed alla fine dell’anno, come gli slip rossi degli spogliarellisti, il pallone luminoso delle allucinazioni ed i cappelli di Natale rossi indossati da tutto il team alla fine dello spettacolo per i ringraziamenti.

natale

A questa terza rappresentazione nel teatro dell’Antella, che ha supportato l’iniziativa fin dall’inizio, tantissime le presenze di colleghi dell’Ospedale Santa Maria Annunziata di Ponte a Niccheri, compresi alcuni dirigenti, oltre alla gradita presenza dell’assessore per il diritto alla salute della Regione Toscana Stefania Saccardi. Proprio quest’ultima, sollecitata dai protagonisti al termine dello spettacolo, ha preso la parola per ringraziare tutto lo staff sia per la bella serata che per il prezioso servizio che svolgono sul luogo di lavoro.

spettacolo

Dopo i saluti d’obbligo la serata dei protagonisti si è conclusa con la solita “pizzata” ed il bene augurante brindisi  prima del “rompete le righe”.

Cari amici è stata un’altra bella serata all’insegna del divertimento e della solidarietà, non c’era modo migliore di chiudere l’anno che ha visto nascere e svilupparsi, oltre le più rosee previsioni, l’iniziativa.

Non sappiamo ancora niente ma già ci sono dei mormorii per l’anno che è iniziato, comunque ricordatevi che ……. “Mia moglie andava in barca a Barcellona”.

Un caro saluto Mr.

 

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