“La ragazza del treno” di Paula Hawkins

Con un passato da giornalista, la britannica Paula Hawkins si affaccia al mondo della scrittura con poche pretese, ma in un lampo il suo romanzo d’esordio, il thriller La ragazza del treno, passa da una tiratura di 120mila copie ad essere tradotto in 41 lingue e distribuito in tutto il mondo!

Il segreto di questo strabiliante successo? Ho letto il libro e mi sono accorta di alcune cose: innanzitutto uno stile semplice e diretto (la Hawkins usa periodi brevi, dialoghi mai scontati e pochissime descrizioni); poi una trama accattivante con un numero limitato di personaggi e una ricca dose di colpi di scena; psicologie ben delineate; un genere di fondo (quello del thriller col morto), che in effetti sta ricevendo molto successo al momento e che l’ha sicuramente aiutata a vendere più copie; infine direi anche una certa bravura nel saper tenere i fili dei flashback, cosa non certo facile e scelta spesso controproducente!

Il perno fondamentale, attorno al quale ruota tutto il romanzo, è un fatto di cronaca: la giovane Megan, dal passato oscuro e dai lavoretti saltuari, è scomparsa dalla villetta vicino ai binari, dove da un po’ di tempo vive col marito Scott, uomo vigoroso e affettuoso.

Rachel, una spiantata alcolista, sola e senza amici, li vede tutti i giorni dal finestrino, quando passa col treno per recarsi al lavoro, a Londra. In realtà la donna non ha più il lavoro da mesi, ma continua questa penosa finzione per non dare un dispiacere alla coinquilina Cathy e non dover ammettere di avere ancora problemi. Dopo vari tentativi falliti nell’avere un figlio, sono ormai tre anni che la trentenne è stata abbandonata dal marito Tom, per una donna più snella ed attraente di nome Anna. I due hanno messo su famiglia e hanno continuato a vivere nella stessa casa in cui erano semplicemente amanti, una casa che è molto vicina a quella di Megan e Scott.

Ogni giorno, quindi, Rachel cerca di non guardare la casa che le ricorda il tradimento del marito, ma spia di nascosto la coppia della villetta, si immagina i loro caratteri e i loro hobby, prova a indovinarne gli appuntamenti e i rispettivi lavori, da’ loro persino un nome: Jess e Jason, e trasferisce in loro l’ideale perfetto di vita e di coppia, rimasto per lei solo un doloroso miraggio.

Un giorno, però, la curiosità di Rachel viene sconvolta da un particolare che distrugge il  suo bellissimo castello immaginario: Jess è in giardino e sta baciando un altro uomo. Che sia lui l’uomo che poi l’ha uccisa, sfondandole il cranio?

Da quel momento la Hawkins ci attira in una spirale di false verità, menzogne e ribaltamenti; le voci delle protagoniste (Anna, Megan e Rachel) si alternano ad aggiungere ogni volta piccoli pezzi al puzzle del mistero. Conosceremo altri personaggi, dettagli inquietanti di un passato indicibile, ricordi finora sbiaditi, confessioni mai fatte e parole che sarebbe stato meglio non pronunciare, fino ad arrivare ad una conclusione, che non sarà quella verso la quale l’autrice ci aveva (furbescamente) indirizzati.

Una lettura che all’inizio stordisce (soprattutto per il sistema del flashback e delle voci alternate, a cui è difficile abituarsi fin da subito), ma che poi prende sempre più, in modo quasi compulsivo. Il romanzo non contiene giudizi morali espliciti, se ne guarda bene, ma quello che viene fuori è sicuramente il ritratto di donne dal passato diverso, ma tutte ugualmente fragili, abituate a soffrire e ad auto colpevolizzarsi, schiave di amori sbagliati e talvolta violenti. Una frase infatti mi ha molto colpita (e non a caso viene rivolta da un uomo a Rachel): “Sei come quei cani che nessuno vuole, che sono stati riempiti di bastonate per tutta la vita. Li puoi picchiare e prendere a calci, ma loro ritornano sempre, e ti salutano felici, scodinzolando. Ti implorano, e sperano che stavolta sarà diverso, che se si comporteranno bene, tu li amerai davvero.” Quante volte una donna scambia per amore anche una frase del genere, o la perdona, facendo finta di niente? Quante donne annientano la propria identità e dignità nell’illusione (o nella paura) di un amore che non è amore?

Il riscatto delle donne arriverà solo nel finale e sarà il frutto dell’unione di queste fragilità, del perdono e della comprensione, uniche vie di fuga alla loro solitudine e ad una realtà che non rende loro giustizia.

Cat.

Ps: se avete letto il libro, scrivetemi il vostro parere! E se avete visto il film con Emily Blunt (io ancora no!) ditemi la vostra! Merita secondo voi??

Titolo: La ragazza del treno
Autore: Paula Hawkins
Editore: Piemme
Pagine: 306
Anno: 2015

Valutazione: 4/5
4stelle

treno.jpg

 

CORRELATI:
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“La moglie che dorme” di Catherine Dunne
“La ragazza nella nebbia” di Donato Carrisi

5 risposte a "“La ragazza del treno” di Paula Hawkins"

    1. Secondo me l’autrice ha il merito di aver creato uno stile originale! Le donne protagoniste sono vittime, ognuna a suo modo e la trama può colpire come no, però io le darei una seconda possibilità! Cat.

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    2. Io invece aggiungo che se quello che ti ha colpito meno sono i caratteri delle protagoniste, prova a leggere il secondo libro della Hawkins “Dentro l’acqua”. Anche in quello le donne sono vittime ma con un carattere totalmente diverso e più forte rispetto agli uomini.
      El.

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