correva l'anno

Correva l’anno 1968…

E nell’aria risuonavano le note del brano “Vengo anch’io. No, tu no“ di Enzo Jannacci.

Cari amici di ECShivers’ ben ritrovati, il nostro viaggio nel tempo ci porta a tanti anni fa con una canzone molto particolare ed un personaggio veramente interessante, Enzo Jannacci.
Vincenzo nasce a Milano il 3 giugno 1935, suo padre Giuseppe, Maresciallo dell’Aeronautica Militare Italiana, è di origine pugliese mentre sua madre Maria proviene dalla provincia Comasca. Nel 1954 termina il Liceo Scientifico, poi si diploma in Armonia, Composizione e Direzione d’Orchestra al Conservatorio di Milano ed infine conclude il suo ciclo di studi nel 1967 con la laurea in Medicina, con specializzazione in Chirurgia Generale, all’Università sempre di Milano. Saranno proprio questi due indirizzi molto diversi fra di loro a caratterizzare tutta la vita del nostro personaggio in quanto nessuna delle due attività prevarrà sull’altra ma ambedue saranno coltivate e portate avanti con lo stesso impegno.
Sempre nel 1967 Enzo si sposa con Giuliana che nel 1972, il 5 di settembre, da alla luce Paolo che seguirà le orme musicali del padre essendo oggi un quotato Musicista e Direttore d’Orchestra.
L’attività musicale inizia in in giovane età, sui vent’anni, attraverso il Cabaret e suonando in alcuni locali milanesi, le sue grandi passioni sono il Jazz ed il Rock and Roll. Nel 1956 inizia la sua esperienza di tastierista prima nel gruppo che vede come cantante Tony Dallara, i Rocky Mountains e poi nel gruppo dei Rock Boys di Adriano Celentano. Giorgio Gaber ed Enzo JannacciPur continuando a far parte del gruppo di Celentano nel 1958 fonda il duo “I due Corsari” insieme al grande amico e collaboratore Giorgio Gaber per il quale, nel 1961, scrive una canzone per il Festival di Sanremo che non avrà grande fortuna.
Bisogna aspettare il 1964 per vedere il suo disco di esordio La Milano di Enzo Jannacci che contiene una delle sue migliori canzoni giovanili El portava i scarp del tennis che narra la storia di un senza tetto milanese. Sarà proprio questa la canzone del suo debutto televisivo alla trasmissione La fiera dei sogni di Mike Bongiorno.
Nel 1966 esce l’album Sei minuti all’alba contenente alcune canzoni relative al periodo della resistenza, tanto caro a suo padre, prima dell’uscita, nel 1968, del nostro Vengo anch’io. No, tu no. L’album, contenente l’omonimo brano, gli apre le porte al primo grande successo; la canzone, scritta a cavallo fra il 1967 ed il 1968 con Dario Fo e Fiorenzo Fiorentini, appare grottesca ma invece tratta un tema molto delicato come l’emarginazione, il personaggio è talmente emarginato che non può nemmeno partecipare al suo funerale.

“Si potrebbe andare tutti quanti al tuo funerale
Vengo anch’io? No tu no
per vedere se la gente poi piange davvero
e scoprire che è per tutti una cosa normale
e vedere di nascosto l’effetto che fa
Vengo anch’io? No tu no
Vengo anch’io? No tu no
Vengo anch’io? No tu no
Ma perché? Perché no”

Il brano avrebbe avuto anche due strofe con riferimenti a fatti politici del tempo che ovviamente sono state censurate.

“Si potrebbe andare tutti insieme nei mercenari
vengo anch’io? No tu no
giù nel Congo da Mobutu a farci arruolare
poi sparare contro i negri col mitragliatore
ogni testa danno un soldo per la civiltà.
Vengo anch’io …
Si potrebbe andare tutti in Belgio nelle miniere
Vengo anch’io? No tu no
a provare che succede se scoppia il grisù
venir fuori bei cadaveri con gli ascensori
fatti su nella bandiera del tricolor”

Il successo di Jannacci prosegue a fasi alterne in quanto si divide fra la sua professione di medico a quella di artista, nel 1975 esce uno degli album che io preferisco Quelli che … e nel 1979 ritorna anche a fare spettacoli dal vivo grazie all’amico Paolo Conte. La sua carriera artistica si chiude, dopo una lunga malattia, con la sua scomparsa il 29 marzo 2013 in clinica a Milano.

Non so se molti di voi sono a conoscenza del fatto che Enzo Jannacci:

  • ha lavorato come medico all’estero, sia in Sudafrica, nell’equipe del dottor Christiaan Barnard il famoso cardiochirurgo che ha eseguito il primo trapianto di cuore, che negli USA.
  • ha avuto diverse esperienze teatrali e cinematografiche come attore ed ha scritto diverse colonne sonore fra le quali quella di Romanzo Popolare di Mario Monicelli.
  • Era un grande tifoso del Milan (squadra alla quale nel 1984 ha scritto l’inno) e con il mondo dello sport ha collaborato artisticamente, infatti con il giornalista sportivo Sandro Ciotti e Dario Fo ha composto la canzone Veronica e con Beppe Viola ha condiviso uno spettacolo teatrale La Tapparella ed un libro L’Incompiuter.
  • Al suo primo giorno di pensione 1 gennaio 2003 ha perso uno dei suoi più grandi amici, Giorgio Gaber; nell’occasione del funerale dirà di aver perso un fratello .
  • Ha pubblicato nel 1965 il disco Enzo Jannacci in Teatro che si può considerare il primo album live italiano, la canzoni sono frutto di uno spettacolo scritto con Dario Fo e sono registrate in una serie di repliche della rappresentazione teatrale.
  • È stato protagonista con Fabrizio De Andrè di un piccolo caso di plagio. Nello spettacolo citato sopra c’è una canzone La mia morosa la va alla fonte che sfrutta come base musicale un pezzo del XV secolo riarrangiato dallo stesso Jannacci, lo stesso che Fabrizio userà per Via del campo, ovviamente fra i due l’episodio è stato chiarito e De Andrè ha riconosciuto a Jannacci la proprietà artistica della musica della canzone.
  • È stato un grande appassionato di arti marziali ( karate e judo ) ed è arrivato ad essere cintura nera terzo dan ed insegnante di karate.

Di quell’anno, oramai molto lontano, credo sia opportuno ricordare tre cose che hanno caratterizzato anche gli anni a venire, La primavera di Praga, Il film 2001 odissea nello spazio e la nascita della Intel.

Il 5 gennaio Dubcek viene eletto alla guida del Partito Comunista Cecoslovacco ed iniziano i mesi della Primavera di Praga. La guida illuminata del nuovo leader permette alla Cecoslovacchia di procedere nella direzione di innovative riforme che mirano ad un “socialismo dal volto umano” e quindi ad una democrazia moderna molto diversa dal modello della dittatura comunista dell’Unione Sovietica. Viene abolito il partito unico e viene introdotta la libertà di stampa, ma il favore che tutto questo incontra nella popolazione mette in allarme Mosca che si preoccupa del possibile contraccolpo politico nel Patto di Varsavia e nella notte fra il 20 ed il 21 di agosto occupa militarmente Praga. Dopo diversi giorni di scontri, decine di morti e centinai di migliaia di cecoslovacchi fuggiti dal paese, Mosca ripristina il regime comunista che durerà fino al giugno del 1990 quando ritornerà al potere Dubcek. La primavera di Praga è stata il simbolo e l’ispirazione della contestazione giovanile di quegli anni in tutta Europa.

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Il 2 aprile esce il film di fantascienza per eccellenza 2001 odissea nello spazio. Il regista statunitense di origine polacca Stanley Kubrik collabora con lo scrittore Arthur C. Clarke ed insieme creano quello che per me è il capolavoro della fantascienza, si va dal monolite nero di 4 milioni di anni prima sulla terra, a quello sulla luna, al viaggio dell’astronave pilotata dall’intelligenza artificiale di HAL ed al problema tutt’oggi di attualità del rapporto fra l’uomo ed il computer. Il film, costruito in modo stupendo e realistico, mancanza di gravità e silenzio siderale interrotto soltanto dalla magnifica colonna sonora Così parlò Zarathustra di Richard Strauss, riscuote un grandissimo successo di pubblico e vince l’Oscar per gli effetti speciali.

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Il 18 luglio nasce in California la Integrated Electronics Corporation Intel. Robert Noyce e Gordon Moore fondano l’azienda che sarà destinata a diventare una delle più importanti del settore informatico. L’anno del decollo è il 1971, grazie all’invenzione del primo microprocessore, il 4004, dovuto all’italiano Federico Faggin, mentre il resto lo conoscete tutti perché è storia recente.

Al 1968 è legato anche il ricordo del mio primo incidente di percorso, la bocciatura al primo anno di scuola media. Forse qualcuno di voi sorriderà perché oggi è molto difficile bocciare alle scuole medie ma ai miei tempi non lo era così tanto. Di quell’anno ricordo molte cose ma quella che ho più viva nella mente è lo stato d’animo che mi accompagnò per tutta l’estate.
Onde evitare letture non corrette di questa vicenda vi dico subito che questa esperienza, legata anche ai tre anni successivi necessari al completamento delle medie, è stata una delle più formative della mia vita e, vi sembrerà strano, delle più positive.
A quei tempi ero un ragazzino molto, anzi troppo, semplice ed anche molto immaturo che non conosceva il significato della parola studiare. Quando, ad ottobre dell’anno precedente, iniziai la scuola media ero così affascinato da tutti quei libri che ancora oggi, quando sento l’odore della grafite, nella mia mente riaffiora subito l’immagine di tutta quell’attrezzatura scolastica, libri, matite, lapis, astuccio ed il resto, ordinata sul mobile del salotto. Purtroppo questo fascino era ancora una sensazione primitiva, qualcosa che non riuscivo ad interpretare nel modo corretto, per cui non scattò in me quello che doveva scattare ovvero la consapevolezza dell’importanza dello studio e della grande differenza che c’è fra leggere ed imparare. La cosa che potrebbe sembrare strana è che ero contentissimo di andare a scuola, di stare con gli altri ragazzi, di stare ad ascoltare i professori che raccontavano tutte quelle cose ma mi limitavo allo stupore che questi racconti mi generavano e non mi preoccupavo di capire se quelle cose che ci dicevano sarei stato capace di ripeterle con altrettanta chiarezza.
A niente valsero i primi brutti voti, anche altri avevano lo stesso problema ma non se ne preoccupavano e così feci anche io; indubbiamente anche l’estrema semplicità e poca conoscenza dell’ambiente scolastico dei miei, che per il periodo storico non avevano avuto l’occasione di studiare più di tanto, non mi aiutò; certo mia madre era arrabbiata ma la cosa, per me, era confinata al livello di una malefatta e niente di più. Per tutto l’anno andò avanti così, fino a quel maledetto, o forse benedetto, giorno dell’esposizione dei cartelloni con i risultati che al mio nome recitava “Respinto”. Quello fu il momento della consapevolezza, non mi importava se anche gli altri con cui mi ero confrontato avevano la stessa scritta, per la prima volta mi resi conto dell’esistenza di tutti gli altri, quelli che avevano la scritta Promossa o Promosso.
Ebbi sensazione di vergogna, ma non tanto per quel momento ma per tutto il tempo passato durante il quale non mi ero accorto di niente, era come se avessi passato tanto tempo a nuotare con la testa fuori dell’acqua ed avessi associato alla parola mare tutto quello che vedevo al di sopra della superficie e, ad un tratto, avessi messo la testa sotto scoprendo un mondo vastissimo e sconosciuto. Passai tutta l’estate a ripensare a cosa mi era successo ed a quanto ero stato superficiale ed immaturo e, seppur con grande dispiacere, ne presi coscienza.
È stata una lezione di vita importantissima sulla quale ho riflettuto molto e che negli anni a venire mi ha fatto elaborare un mio personale modo di pensare: “la vita è un percorso ad ostacoli e l’importante non è non cadere ma sapersi prontamente rialzare e continuare”. Credo che potrete capire facilmente che questo mio modo di concepire l’esistenza mi porta ad avere un atteggiamento molto distante dal modello dell’uomo infallibile e “vincente” propagandato dalla nostra attuale società.
Non sempre si può vincere, che almeno le sconfitte ci facciano crescere e diventare migliori.

Cari amici anche questo viaggio è finito, a risentirci presto,un abbraccio ed un saluto, Mr.

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