ABC del Vinile

ABC del Vinile: D come “A muso Duro”

D” come la parola Duro contenuta nel titolo dell’album di Pierangelo Bertoli “A Muso duro”.

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Questo è il quarto album di Pierangelo Bertoli, uno dei tanti bravi cantautori che l’Emilia Romagna ci ha dato. Nasce a Sassuolo il 5 novembre 1942 e muore, dopo una vita passata sulla sedia a rotelle, a Modena il 7 ottobre 2002. Pierangelo, oltre a tante altre belle canzoni, può essere ricordato per due brani molto particolari, Pescatore, dove fa coppia con una giovane cantante ancora poco conosciuta di nome Fiorella Mannoia e Spunta la luna dal monte cantata al Festival di Sanremo del 1991 in coppia con i Tazenda.

Le canzoni contenute nell’album sono:

1- A Muso Duro

Una rivendicazione dell’artista all’indipendenza nei confronti delle case discografiche.

“E adesso che farò, non so che dire
e ho freddo come quando stavo solo

ho sempre scritto i versi con la penna
non ordini precisi di lavoro.
Ho sempre odiato i porci ed i ruffiani
e quelli che rubavano un salario
i falsi che si fanno una carriera
con certe prestazioni fuori orario
Canterò le mie canzoni per la strada
ed affronterò la vita a muso duro
un guerriero senza patria e senza spada
con un piede nel passato
e lo sguardo dritto e aperto nel futuro.”

2- Dietro Me

Una canzone scritta da Borghetti per Bertoli che parla delle sensazioni di un padre che attende la nascita di suo figlio.

“Chissà cosa farò quando inizia il futuro
ed un po’ sarò morto, avrò chiaro il pensiero
da gridarmi che è vero, non è la fantasia
io che ho sognato di lasciare dietro me
un grido una canzone una parola una bandiera od un figlio”

3- Non Finira’

Un brano dedicato alle speranze di una prostituta di essere accettata dal mondo che la emargina.

Non finirà
non passerà
non troverai
forse mai
tranquillità
Sotto ai lampioni
vendi le illusioni
l’amore senz’avvenire
da pochi istanti
da poche lire”

4- L’autobus

Un mezzo di trasporto che si trasforma nella comunità dei pendolari che lo frequenta.

Le donne i vecchi e i giovani non dico son già uniti
ma è come se lo fossero di più ogni minuto
perchè in ogni sillaba che rovesciamo a imbuto
c’è dentro sempre un unico identico nemico
ognuno adesso parla di sè con il vicino
è un unico pensiero l’autobus del mattino
Il prezzo della carne, la misera pensione
i figli sulla strada della televisione
e dei disoccupati e della repressione
gli affitti delle case, un’altra occupazione
e l’autobus ribolle di giusta ribellione
si parla dei soprusi compiuti dal padrone.
E se ne va il silenzio, parliamo forte tutti
la colpa è del governo, “massa di farabutti”
ci esplode dal di dentro la voglia di cambiare
insieme alla certezza che adesso si può fare
l’autobus ora è vita, il sole è entusiasmante
che bel mattino è questo: domani sarà raggiante!”

5- Cose

Una canzone autobiografica.

Gli eroi che nelle storie dei miei avi
parlavano ad un cuore
di un bimbo sognatore
hanno affogato coi pirati le loro navi
Tutte le sfumature dei contorni
hanno segnato il viso
e un morbido sorriso
è diventato il ghigno dei miei giorni
Ma ancora nella notte una candela
e ancora il navigante vuol partire
perchè chi spera è l’ultimo a morire
e il sole già si sfuma nella vela.”

6- Filastrocca A Motore

Una metafora dell’ultimo periodo della vita, la vecchiaia associata alla vita di un’auto.

“Il tempo passava, scomparve l’inverno, tornò primavera
e poi un mattino la misero in moto andando alla fiera:
E in mezzo alle altre,
così tra i rottami del tempo già usato,
fu preda all’angoscia e desiderò d’esser morta in passato.
A sera tornando un camion sbandò la investì sul davanti
strappò quasi tutto,
fu il vecchio chassis che salvò gli occupanti.
E mentre moriva
schiacciata dal peso di quella motrice
sul nastro d’asfalto
allora scoprì
d’esser quasi felice.”

7- Scoppio’ Un Sorriso

Una contrapposizione fra le abitudini ed i gesti che le sconvolgono.

“Raccolgo i nostri giorni tutti uguali
le albe dall’odore di caffè
i nostri baci lucidi puntuali
il gesto di dormire insieme a te
il ritmo antico e nuovo dei giornali
la giacca abbandonata sul sofà
e sopra alle disgrazie nazionali
tua madre che discute con papà
Scoppiò un sorriso e illuminò
i volti della solitudine
un’alba nuova dichiarò
la guerra contro l’abitudine”

8- Srotolando Parole

Un brano sulla superficialità con cui vengono affrontate tematiche sociali.

“Nell’alba nata male ammalata di ricordi
di ciechi che volevano vedere, di cervelli nati sordi
sulle miserie stese al sole
lanciavano torrenti di parole
di discussioni interminabili, di libri messi al posto dei cannoni
e di giochi intellettuali senza senso e senza fine e condizioni.
Così che combattendo con discorsi troppo grandi da capire
avendo come pubblico quei pochi che potevano sentire
contrabbandando la ragione
hanno creato solo confusione
solo un passato da comprendere e adesso tutto è tutto da rifare
e l’unica speranza che rimane è che non debbano tornare.”

Cari amici, come vi sarete accorti questa settimana c’è stato un cambio di programma, per motivi diciamo tecnici, questo articolo ha preso il posto di quello di “correva l’anno” che tornerà la prossima settimana per cui vi saluto e vi aspetto il prossimo giovedì.

Mr.

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