Angolo dei Libri

“Villette” di Charlotte Bronte

Titolo: Villette
Autore: Charlotte Bronte
Editore: Fazi
Pagine: 634
Anno: 2013
LINK D’ACQUISTO AMAZON: Villette

Voto: 3/5
3stelle

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Ebbene sì, un classico: ogni tanto mi piace tornare alle origini, e tra di esse a quella vecchia e cara Inghilterra, che nel tempo ha sfornato non pochi geni letterari. E come non annoverare tra questi Charlotte Bronte, autrice del modernissimo Jane Eyre, e sorella della famosa Emily, alla quale si deve la storia d’amore di Catherine e Heathcliff, una delle più tragiche di tutta la storia della letteratura? Beh, certo sarebbe un sacrilegio. Fatto sta che, forse annebbiata dal ricordo folgorante di Jane Eyre, ero partita impugnando Villette con troppi buoni auspici, che in parte sono rimasti delusi.

Si sa che un classico non può essere breve (metteteli tutti in fila e vedrete che non ce n’è uno che si mantenga in dimensioni umanamente accettabili), ma si sa anche che a volte il pregio di uno scrittore (e in particolare di uno classico) sta nel saper farti apprezzare anche le parti di minor importanza rispetto all’andamento della trama: in questo Charlotte ha fallito. Nel libro non sono poche le pagine che si fa fatica a leggere, in quanto ricche di frasi in francese, di descrizioni un po’ lutulente e di riflessioni che allungano il brodo (scusate l’espressione; lo dico da amante dei classici un po’ delusa).

Eppure la storia non era niente male, anche se priva di colpi di scena rilevanti: la protagonista Lucy Snowe, orfana e indigente, viene prima accolta in casa dalla madrina Mrs. Bretton, poi in un collegio femminile nella fittizia cittadina di Villette (che molti critici riconoscono essere Bruxelles), dove sa farsi valere e diventa insegnante di inglese. Con il suo spostamento dall’Inghilterra a Villette, nonostante il suo carattere timido e schivo, di cui il cognome Snowe sembra quasi un indizio malevolo, Lucy ha così modo di conoscere (e far conoscere al lettore) molte persone, la maggior parte della quali rimane però sullo sfondo, come i dettagli di un quadro di Bosch.

Il pregio di questi personaggi sta nel fatto che Lucy, che non è né bella, né detentrice di un’istruzione elevata, ne sa formulare giudizi ironici e veritieri, dimostrando un’abilità incredibile nel decifrare gli altrui pensieri e comportamenti. La giovane donna è una sorta di crisalide che aspetta in silenzio di diventar farfalla; una spettatrice della vita che le scorre davanti agli occhi e che a tratti ella cerca disperatamente di afferrare.

Alle feste non osa mai abiti sgargianti e nelle conversazione prende molto di rado la parola, impaurita di apparire sciatta e di venir derisa. Si sente sola, esclusa da una società per il cui accesso non pensa di possedere alcuna chiave. Sempre indecisa sul futuro, si accontenta di ciò che ha e si mortifica continuamente, anche se alcune volte dimostra un coraggio sbalorditivo, che ti colpisce e ti commuove per la sua spontaneità e la sua fierezza. Il viaggio che compie completamente sola dalla patria al nuovo alloggio francese non era così scontato per una donna dell’epoca, né lo era che una donna fosse del tutto priva di protezione e aiuto, esponendosi alla mercé di chiunque.

Il personaggio è sicuramente un buon personaggio e deriva dal periodo tormentato e di grande sofferenza che l’autrice stava passando, visto che in poco tempo aveva perso il fratello Branwell e le amate sorelle Anne e Emily. La trama e il suo andamento devono essere sicuramente letti tenendo ben presente questi fatti autobiografici e l’intento dell’autrice di creare un romanzo al massimo grado introspettivo, che nonostante tutto merita di essere letto.

Anche l’innamoramento di Lucy per il dottor John Bretton sembra essere un accenno alla vita della stessa Charlotte, perdutamente innamorata di un suo professore, quando si recò in Belgio per studio, e mai ricambiata (anche perché tale professore era sposato).

La profondità e la bellezza di Jane Eyre ritornano, ma sono brevi pennellate e piccoli tratti, durano un attimo e poi sono già passati. La Charlotte di questo romanzo sa che la fine è vicina, sente su di sé la precarietà della felicità e della vita: morirà infatti appena due anni dopo la pubblicazione del libro.

Cat.

 

2 pensieri riguardo ““Villette” di Charlotte Bronte”

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