ABC del Vinile

ABC del Vinile: F come “Far finta di essere sani” di Giorgio Gaber

F” come le parole Far Finta del titolo dell’album di Giorgio Gaber “Far finta di essere sani”.

F

Cari amici ben ritrovati, come forse vi sarete accorti, è da qualche settimana che manco all’appello perché mi son preso la libertà di fare qualche giorno di ferie. Questa assenza, necessaria per “ricaricare le pile”, è stata mimetizzata molto bene da chi è rimasto con tutta una serie di apprezzati articoli.

Per la lettera F della nostra rubrica ho scelto un album (doppio) di un artista che apprezzo molto e che è stato capace di portare la musica a teatro facendola diventare, oltre che un insieme di suoni e di testi, anche uno spettacolo; questo genere, a lui dovuto, prende il nome di “Teatro canzone” ed utilizza la canzone o il monologo come spunto di riflessione sui temi del quotidiano e/o della attualità sociale e politica.

Nel 1970, con l’uscita dello spettacolo “Il signor G” ed il relativo album doppio, Giorgio Gaber (al cui fianco troviamo e continueremo a trovare per tanti anni Luporini) inizia questa nuova esperienza del Teatro canzone. Il quarto lavoro di questa nuova esperienza, dopo “I Borghesi” e “Dialogo fra un impegnato ed un non so” è “Far finta di essere sani”. Dato che questo é un album doppio contenente ventuno canzoni la mia intenzione, per non andare troppo per le lunghe, è quella di trattare soltanto alcune di queste.

L’elenco delle canzoni è il seguente:

Disco 1 – Lato A

1. Far finta di essere sani

Un abbinamento fra il concetto di normalità e quello di “essere sani”.

“Vivere, non riesco a vivere
ma la mente mi autorizza a credere
che una storia mia, positiva o no
è qualcosa che sta dentro la realtà.
Nel dubbio mi compro una moto
telaio e manubrio cromato
con tanti pistoni, bottoni e accessori più strani
far finta di essere sani.
Far finta di essere insieme a una donna normale
che riesce anche ad esser fedele
comprando sottane, collane, creme per mani
far finta di essere sani.
Far finta di essere…”

2. Cerco un gesto, un gesto naturale

Una riflessione sul comportamento che abbiamo e su quanto questo sia poco naturale e continuamente influenzato dall’esterno.

“Mi guardo dal di fuori come fossimo due persone
osservo la mia mano che si muove, la sua decisione
da fuori vedo chiaro, quel gesto non è vero
e sento che in quel movimento io non c’ero.
A volte mi soffermo e guardo il fumo di una sigaretta
la bocca resta aperta, forse troppo, poi si chiude in fretta
si vede chiaramente che cerco un’espressione
che distacco, che fatica questa mia finzione.
Cerco un gesto, un gesto naturale
per essere sicuro che questo corpo è mio
cerco un gesto, un gesto naturale
intero come il nostro Io.
E invece non so niente, sono a pezzi, non so più chi sono
capisco solo che continuamente io mi condiziono
devi essere come un uomo, come un santo, come un dio
per me ci sono sempre i come e non ci sono io.”

3. La comune

4. Il dente della conoscenza

5. È sabato

Un brano gustosissimo sulle convenzioni e sulle abitudini che prende spunto dal tradizionale rapporto amoroso del sabato.

“È sabato, è sabato.
Le nove e mezzo di sera, niente di anormale
ceniamo agli stessi posti eppure c’è qualcosa
si sente, prova a guardarla, c’è un’aria strana
non facciamo l’amore da una settimana.
È sabato, è sabato.
Domani niente lavoro, forse andiamo al mare
le slaccio la cintura e resto un po’ a guardare
la linea armoniosa del collo, la curva delle anche
che per me sono cose risapute e stanche.
Ma è nell’aria
non so da che cosa ma si sente, è nell’aria
si vede dai gesti, dai silenzi, è nell’aria.
In fondo è così naturale
un piccolo sforzo iniziale
poi tutto, tutto va da sé
tutto va da sé
senza fatica, senza fatica.”

Disco 1 – Lato B

1. Lo shampoo

 Forse una delle canzoni più famose di Gaber sulle miracolose proprietà della doccia e dello shampoo per “lavare via” tutti i problemi.

 “Una brutta giornata
chiuso in casa a pensare
una vita sprecata
non c’è niente da fare
non c’è via di scampo
mah, quasi quasi mi faccio uno shampoo.
Uno shampoo?
Scende l’acqua, scroscia l’acqua
calda, fredda, calda…
Giusta!
Shampoo rosso e giallo, quale marca mi va meglio?

Questa!
Schiuma soffice, morbida, bianca, lieve lieve
sembra panna, sembra neve.
[parlato]: La schiuma è una cosa buona, come la mamma, che ti accarezza la testa quando sei triste e stanco: una mamma enorme, una mamma in bianco.

[parlato]: La schiuma è una cosa pura, come il latte: purifica di dentro. La schiuma è una cosa sacra che pulisce la persona meschina, abbattuta, oppressa. È una cosa sacra. Come la Santa Messa.”

 2. L’impotenza

Un brano che tratta dell’amore o meglio del sottile equilibrio fra l’aspetto fisico e l’aspetto mentale dello stesso, c’è un certo legame con il già citato “gesto naturale”

“Io ti sfioro e non so quanto sia emozionante
tu mi guardi e mi chiedi se sono presente
io penso alla nostra impotenza, ad un gesto d’amore.
Sì quel senso vitale che un po’ si conosce
qualche cosa di dentro che affiora, che cresce
la voglia di credere anche ad un gesto d’amore.
No, non dico l’amore che sappiamo un po’ tutti
no, non dico l’amore che ci capita spesso.
Per amare io devo conoscere me stesso.

Io ti passo la mano sugli occhi un po’ stanchi
poi mi accosto al tuo viso, al tuo seno, ai tuoi fianchi
e cresce la voglia di unirci in un gesto d’amore
no, non dico l’amore che si può anche fare

ma l’amore.”

3. Il narciso

Un brano che racchiude tutto nel suo testo e che fotografa in modo perfetto la figura del narciso.

“[parlato]: No. Vedi cara, per me l’amore… Non ho problemi. È una cosa normale, sì. Uno lo può fare con chi vuole, certo. Donne, uomini, animali, caloriferi. Va bene tutto. Solo che vedi, come spiegare, io con te, insomma… Io con una donna…
Io, con una donna, mi sento
mi riconosco, mi ritrovo, mi invento
mi realizzo, mi rinnovo, mi miglioro
perché io, con una donna, mi innamoro.
[parlato]: Sì, io mi innamoro perché, voglio dire… questo mio corpo… sai… praticamente… Mi spiego meglio, scusa eh. Vieni cara, vieni, ecco. Tu sei qui davanti, bella, stupenda, meravigliosa. Sì, ecco, allora io subito ti abbraccio…e queste mie spalle, questo mio corpo… stimolante! Questi miei peli… che eccitazione! È tutta una roba… Dio, come mi amo!
Io, con una donna, ho più coraggio
mi accarezzo, mi tocco, praticamente mi corteggio
mi incammino verso il letto e penso a dopo
perché io, con una donna, mi scopo.
[parlato]: Ah, che potenza! Come sto bene! Una bestia proprio! Be’? Chi è questa qui? Da dove viene? Ero qui che mi amavo… Mezza nuda, senza sottana. Cosa vuoi? Vuole i bacini, la puttana.”

4. Dall’altra parte del cancello

5. Il bloccato

Disco 2 – Lato A

1. La marcia dei colitici

2. Un’idea

Una bella riflessione sulla differenza fra professare delle idee ed averle, oltre che saperle mettere in pratica. Qualcosa di simile a quello che la cultura popolare descrive con il detto “fra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare”.

“Un’idea, un concetto, un’idea
finché resta un’idea è soltanto un’astrazione
se potessi mangiare un’idea
avrei fatto la mia rivoluzione.
In Virginia il signor Brown
era l’uomo più antirazzista
un giorno sua figlia sposò
un uomo di colore
lui disse: “Bene”
ma non era di buonumore.

Aveva tante idee
era un uomo d’avanguardia
si vestiva di nuova cultura
cambiava ogni momento
ma quand’era nudo
era un uomo dell’Ottocento. “

3. L’elastico

4. Il guarito

5. Un’emozione

Un brano sul timore di vivere le emozioni per la paura di soffrire.

“Una mano, una mano di donna appoggiata sul viso.
Il mio viso è fermo, la pelle di una mano
con dentro piccole vene intrecciate
la mano lunga, bianca della donna che amo.
La bocca, la bocca si fa più vicina per un contatto
controllo il gesto ed ora siamo sul letto.
Una spallina che cade da sola
e nel silenzio solo i nostri corpi in contatto.
La mia mano, meccanica, con gesti un po’ studiati
si muove più in fretta, ed ora siamo attaccati.
Si è stabilita un’intesa perfetta.
Controllo il mio corpo e studio l’entusiasmo, l’amore, l’orgasmo.
L’orgasmo.
Un’emozione non so che cosa sia
ma ho imparato che va buttata via.
Dolce prudenza, ti prego, resta ancora con me
da tanto tempo non soffro grazie a te.”

 

 6. Chiedo scusa se parlo di Maria

Disco 2 – Lato B

1. La presa del potere

2. Quello che perde i pezzi

3. E tu mi vieni a dire

Una canzone prettamente politica che richiama a fatti di quel periodo (primi anni settanta)

“A Milano muoiono in circostanze misteriose
alcuni testimoni della strage di Stato
intanto alla televisione Mariano Rumor
con calma esorta all’ordine il popolo italiano.
E tu mi vieni a dire “Io amo” come se l’amore…
E tu mi vieni a dire “Io muoio” come se la morte…
E tu mi vieni a dire “Io soffro” come se il dolore…
Capire cosa c’è dietro il dolore
saperlo analizzare e motivare
allora quel dolore è la mia rabbia
di fronte a repressioni sempre più allarmanti
la rabbia di uno, la rabbia di tanti.”

4. La nave

5. La libertà

Una canzone che non smetterà mai di essere attuale, in effetti essere liberi vuol dire partecipare e non stare a guardare.

“Vorrei essere libero come un uomo.
Come un uomo appena nato
che ha di fronte solamente la natura
e cammina dentro un bosco
con la gioia di inseguire un’avventura.
Sempre libero e vitale
fa l’amore come fosse un animale
incosciente come un uomo
compiaciuto della propria libertà.
La libertà non è star sopra un albero
non è neanche il volo di un moscone
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione.

Come un uomo che ha bisogno
di spaziare con la propria fantasia
e che trova questo spazio
solamente nella sua democrazia.
Che ha il diritto di votare
e che passa la sua vita a delegare
e nel farsi comandare
ha trovato la sua nuova libertà.

La libertà non è star sopra un albero
non è neanche un gesto o un’invenzione
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione. ”

Con questa canzone, che ci lascia un bello spunto di riflessione, chiudiamo anche la lettera F.

Un caro saluto ed a presto, Mr.

 

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