Scrittori Emergenti

“Io, è un altro”: Intervista a Omar Soriente

Buongiorno lettori,

oggi abbiamo il piacere di ospitare sul nostro blog un autore emergente, Omar Soriente.

Conosciamolo meglio tramite un’intervista e parliamo del suo libro “Io, è un altro”!


INTERVISTA A OMAR SORIENTE

Ciao Omar, benvenuto e grazie per la disponibilità.

Vorremmo iniziare col presentarti ai nostri lettori, parlaci un po’ di te e della tua passione per la scrittura…

Innanzitutto rivolgo un sincero saluto ai vostri lettori. Passione, avete colto nel segno. Credo sia la parola più appropriata per definire il sentimento che da sempre accompagna la scrittura nello specifico, ma è oltremodo il termine più indicato per apostrofare la vera esaltazione che provo per ogni azione svolta nell’arco vitale. Sono ad ogni modo un lettore accanito di generi diversi a cui piace di tanto in tanto buttare giù qualche idea su carta. Non mi considero scrittore, forse sarebbe corretto autodefinirmi osservatore, capace di vedere soprattutto attraverso tutti i sensi per poi lanciare ogni genere di input all’interno di quella forza inarrestabile chiamata Fantasia. Un’immaginazione colta dalla vita reale e per questo spesso ancor più sorprendente di un’invenzione. Parlare di me mi riesce sempre un po’ difficile quando non conosco i miei interlocutori ma se devo descrivermi potrei dire di essere un sognatore, un viaggiatore e una persona alla continua ricerca di qualcosa di sbalorditivo, laddove lo straordinario può essere anche soltanto un dettaglio a cui non si è mai dato il giusto valore. Insomma, sono un perenne bambino a cui piace sorprendersi ad ogni nuovo frammento scovato in chissà quale angolo di mondo.

Tu nel tuo romanzo concludi la sinossi, (che trovate a seguito dell’intervista), dicendo che lasci trarre al lettore le proprie conclusioni, pensi che questo debba valere per la maggior parte dei romanzi o solo per alcuni più introspettivi, come ad esempio il tuo “Io, è un altro”?

Credo che i libri debbano lasciare sempre qualcosa al lettore. Qualsiasi emozione; odio, amore, stupore, rabbia etc. Se dopo aver letto un romanzo, di qualunque genere, il sentimento primario che percepiamo è l’indifferenza, allora l’autore probabilmente non è riuscito a far arrivare quello che avrebbe voluto esprimere oppure lo stato d’animo di chi ha letto non era predisposto a ricevere le informazioni celate tra le righe. Le emozioni hanno la capacità di collegarsi con la nostra innata volontà di riflessione ed è lì che vorrei aprire una finestrella per entrare con la mia voce scritta nell’animo della persona che sfoglia le pagine del mio romanzo. Non amo molto i libri dove per ogni domanda formulata esista una risposta. I quesiti possono essere i medesimi per molti di noi ma non credo possa esistere una risposta uguale per tutti altrimenti non potremmo venire considerati umani ma semplicemente automi. 

Per un libro così particolare, dove hai tratto l’ispirazione? Esistono autori e libri che ti hanno influenzato?

L’ispirazione è ovunque e spesso facile da cogliere. Credo sia una prerogativa che molte persone possiedono ma per una serie di ragioni alcuni trovano più semplice attingere a situazioni viste o immaginate mentre per altri risulta più complicato trarre da qualcosa di così astratto come può essere un’ispirazione, la concretezza necessaria per elaborarla e renderla fruibile. Ogni autore e libro che ho letto e leggerò condizionano e condizioneranno la mia scrittura e la mia esistenza. A volte in modo inconscio altre invece con la consapevolezza del cambiamento. Sono convinto che se qualcuno dovesse chiedermi quale libro o autore mi ha cambiato, risponderei che ad ogni pagina letta o film visto l’inclinazione da cui guardavo il mondo si è di volta in volta modificata. Spesso soltanto di qualche grado a volte con gradazioni più rimarcate. Non sono capace di ricordare l’istante di ogni piccolo mutamento ma sono consapevole di essere “modificabile” attraverso gli input di cui parlavo prima. Credo sia impossibile essere sempre uguali a se stessi e trovo questo concetto infinitamente eccitante. Per l’appunto “L’io è un altro” come disse Arthur Rimbaud.

Dalla tua biografia, si capisce che hai una forte passione per i viaggi, ed hai vissuto per un periodo all’estero. Pensi che i viaggi, e il contatto con altre culture, abbia arricchito il tuo bagaglio di conoscenze, ed abbia donato alla tua scrittura sfumature nuove?

Non so se il bagaglio di conoscenze acquisito dalle mie esperienze di viaggio, e dall’aver vissuto in Canada alcuni anni, mi sia servito in qualche modo nella scrittura. Sono certo che la mia vita ne ha tratto un beneficio incalcolabile. Le distanze fisiche e mentali ora mi sembrano infinitesimali e le culture hanno nel tempo assunto sfumature sempre più nitide grazie alla mia voglia costante di conoscenza e interazione. Il viaggio, qualunque esso sia, non è mai arrivare ma continuare a camminare e durante il cammino incontrare persone nuove, persone a cui affezionarsi per condividere traiettorie che si incrociano di tanto in tanto in giro per il mondo.

Questa è la tua terza pubblicazione… Qual è la recensione o il commento migliore, che ti è rimasto più impresso, sui tuoi libri?

Non nascondo che i commenti positivi e di stima facciano enormemente piacere ma non credo di annoverare tra questi alcuni piuttosto che altri. Sono felice soprattutto quando i miei scritti arrivano dritti al cuore. Probabilmente il primo libro autobiografico “La Vita Allo Specchio” è riuscito in questo intento ma quest’ultimo romanzo di cui parliamo in questa intervista sta ricevendo riflessioni in grado di farmi crescere ulteriormente dal punto di vista umano, proprio perché introspettivo e per certi versi cruento nel suo limbo spazio-temporale. “Io, è un Altro” vorrebbe entrare in punta di piedi nella vita di chi legge e provare a donargli occhi nuovi per osservarsi diversamente. Forse, per rispondere alla vostra domanda, potrei dire che il commento migliore non esista perché ogni opinione assume una rilevanza soggettiva. Nel mio caso ogni giudizio o critica sono ben accetti se costruttivi.

Come descriveresti questo romanzo in 3 parole? E soprattutto, a che tipo di lettore lo consiglieresti?

Reale. Astratto. Diretto. Credo sia un romanzo adatto a chi voglia approfondire se stesso attraverso una storia capace di trascinarlo laddove i sentieri appaiono sconosciuti e bui per trovare una fiammella o magari una luce intensa. Chi lo ha letto lo considera formativo e consigliabile a ragazzi dai quindici anni in poi.  

Noi ti ringraziamo per il tempo che ci hai dedicato, e non vediamo l’ora di leggere il romanzo!

Sono io a ringraziare voi per il tempo che avete dedicato a me e al mio romanzo. Concludo con una parola che oramai utilizzo da anni al termine di ogni mio post o messaggio. HAPPINESS!

 


DATI LIBRO

Titolo: Io, è un altro
Autore: Omar Soriente
Editore: Ensemble editore
LINK D’ACQUISTO AMAZON: Io, è un altro

SINOSSI

Nel romanzo “Io, è un altro”, ho voluto raccontare, in un modo del tutto personale, una Io, è un altro_Covervicenda che ha un solo protagonista. Il titolo del romanzo è stato ispirato dalla celebre frase pronunciata dal poeta francese Arthur Rimbaud il quale disse “l’Io è un altro”.

La trama da me raccontata narra di un personaggio che nel primo capitolo si trova nel suo ambiente più naturale: la montagna. Arrivato in un belvedere riprede fiato mentre il sole corre velocemente dietro le cime più alte. Prima che l’oscurità renda la discesa pericolosa, l’uomo si rimette in marcia per tornare a valle e nel fitto del bosco comincia ad aumentare il passo per rientrare a casa. Il primo capitolo termina quasi bruscamente lasciando al lettore ogni possibile ipotesi.

Il secondo capitolo si apre con l’arrivo del protagonista nella propria abitazione, ma aprendo la porta si trova difronte a un se stesso. Inizialmente pensa si tratti di un’allucinazione dovuta alla stanchezza, ma col passare dei minuti si rende conto di essere al cospetto di un “Impostore”, figura attraverso la quale Stefano avrà la possibilità di conoscere nel profondo il suo modo d’agire nel quotidiano.

La paura e lo sgomento iniziali lasciano a poco a poco spazio alla curiosità di capire. Sulla linea sottile di demarcazione tra reale e irreale, tra ragione e pazzia, il protagonista osserva quell’impostore con occhi diversi, con uno sguardo che gli permette di vedere se stesso come non gli era mai capitato prima di allora. L’incredulità e l’inverosimile si fondono fino a sparire completamente, lasciando un uomo in balia di quel se stesso e in una realtà inaccettabile quanto autentica.

Nel viaggio fisico e mentale di Stefano appare sempre più chiaro il bisogno di porsi delle domande per giungere a quelle risposte capaci di palesare l’uomo che è sempre stato. Si crea una folle corsa verso l’individuazione di un capro espiatorio a cui rivolgere le  proprie frustrazioni e insoddisfazioni. A volte si tratta dell’ambiente nel quale vive, in altre occasioni si tratta del lavoro che svolge e infine scarica le colpe su quell’Impostore che non riesce a riconoscere come se stesso.

La mia idea è stata quella di sviluppare una trama il cui protagonista si confrontasse con se stesso, con quella parte spesso chiamata “Inconscia” e che porta alla conoscenza di un “IO” diverso. Ho voluto dare un nome a questo IO che ognuno porta con sé: Desiderio. Stefano, il protagonista, diventa l’Impostore e infine Desiderio.

Nella parte finale Stefano si risveglia in un dirupo. Durante la discesa frettolosa mette un piede in fallo e cade rovinosamente. In fin di vita apre per un’ultima volta gli occhi e rivive mentalmente l’esperienza che lo ha visto coinvolto nell’osservazione di se stesso.

La consapevolezza dell’esistenza di Desiderio nasce un attimo prima della morte di Stefano. Quel Desiderio incapace, in vita, di essere più forte di un Impostore; di una volontà debole, quella di Stefano e di una routine divenuta l’unica strada percorribile. Tra sofferenze, frustrazioni, delusioni e sconcerto il protagonista si accorge di avere tra le mani la libertà di uno spirito che non aveva mai considerato, tralasciato in un angolo, nascosto anche al più piccolo e tenue fascio di luce. Quella parte di se stesso che una volta scoperta sfugge via proprio quando la si pensava a portata di mano.

In questo romanzo ho voluto, per metafore e a volte in modo più esplicito, approfondire un concetto al quale spesso mi sono trovato a pensare. Nell’attimo in cui siamo vicini alla morte ho voluto tralasciare i soliti luoghi comuni volti a riavvolgere, attraverso fotogrammi, i momenti più significativi di un’esistenza. Il mio intento è stato quello di dare consapevolezza a chi sta per lasciare questo mondo. Non i ricordi di una vita, non le sofferenze o le gioie del passato; soltanto il presente, la vita che scorre dinanzi agli occhi tale a quale al modo in cui la si stava vivendo fino al giorno prima. Può essere ancor peggio della morte scoprire che tutti i nostri desideri, i sogni a cui ambivamo, si siano semplicemente inabissati in anfratti bui ai quali non abbiamo permesso a un fascio luminoso di speranza di illuminarli.

Lascio modo al lettore di trarre le proprie conclusioni. Mettere in bocca la verità al lettore non ha alcun significato perché le verità sono molteplici e intercambiabili. Non esistono risposte nel romanzo, ma premesse per arrivare a formularne delle proprie.

L’AUTORE

Omar Soriente è nato a Maniago (PN) nel 1978. Dopo una esperienza da operaio metalmeccanico durata dodici anni si è trasferito in Canada per restarvi tre anni. Oltre a frequentare un college ha svolto la mansione di aiuto cuoco presso un ristorante di Vancouver BC. Durante il periodo trascorso in Nord America si è cimentato nella sua prima stesura autobiografica “La Vita Allo Specchio”, pubblicata in Italia da Kimerik nel 2011. Successivamente ha pubblicato un saggio intitolato “Il Viaggio Rotondo” (Youcanprint 2014) nel quale rende partecipe il lettore della sua filosofia di vita. Vive in Italia anche se spesso ama recarsi all’estero per motivi esclusivamente legati alla piacevolezza della scoperta di luoghi e costumi diversi.

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