ABC del Vinile

ABC del Vinile: V come “Via Paolo Fabbri 43” di Francesco Guccini

“V” come la parola Via che è contenuta nel titolo dell’album “Via Paolo Fabbri 43” di Francesco Guccini.

Proprio qualche giorno nel programma di Fabio Fazio “Che tempo che fa” è stato ospite un mio celebre conterraneo, Leonardo Pieraccioni, ed ha detto una cosa che mi trova pienamente d’accordo e cioè che è rimasto letteralmente colpito da una canzone contenuta nell’album di cui andremo a parlare, L’avvelenata. Questa canzone, la più famosa del disco ma forse anche la più famosa della produzione dell’artista, è stata il manifesto della nostra generazione. Il lavoro, il settimo dell’artista che prende il titolo dal suo indirizzo di casa, è del 1976 e ben rappresenta dal punto di vista storico e politico quel periodo che, come già detto in altre occasioni, è stato uno dei più prolifici per il nostro panorama musicale italiano e non solo.

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Sempre dalla solita fonte (Wikipedia) secondo la rivista Rolling Stone questo è il 29-esimo album italiano più bello di sempre.

Il disco contiene le seguenti canzoni:

LATO A

1-Piccola storia ignobile

Una canzone sull’aborto che a detta dello stesso Guccini è un condensato di diverse storie reali a lui raccontate.

 “Ma che piccola storia ignobile mi tocca
raccontare, così solita e banale come tante,
che non merita nemmeno due colonne su un
giornale o una musica o parole un po’ rimate,
che non merita nemmeno l’attenzione della gente,
quante cose più importanti hanno da fare,
se tu te la sei voluta, a loro non importa niente,
te l’ avevan detto che finivi male…
Ma se tuo padre sapesse qual’ è stata la tua
colpa rimarrebbe sopraffatto dal dolore,
uno che poteva dire “guardo tutti a testa alta”,
immaginasse appena il disonore,
lui che quando tu sei nata mise via quella bottiglia
per aprirla il giorno del tuo matrimonio,
ti sognava laureata, era fiero di sua figlia,
se solo immaginasse la vergogna,
se solo immaginasse la vergogna,
se solo immaginasse la vergogna…”

2-Canzone di notte n°2

Una canzone che risulta attualissima perché si adatta benissimo a questi tempi, un brano “notturno”.

“Ma adesso avete voi il potere,
adesso avete voi supremazia, diritto e Polizia,
gli dei, i comandamenti ed il dovere,
purtroppo, non so come, siete in tanti e molti qui davanti
ignorano quel tarlo mai sincero
che chiamano “Pensiero”…
Però non siate preoccupati,
noi siamo gente che finisce male: galera od ospedale!
Gli anarchici li han sempre bastonati
e il libertario è sempre controllato dal clero, dallo Stato:
non scampa, fra chi veste da parata,
chi veste una risata…
O forse non è qui il problema
e ognuno vive dentro ai suoi egoismi vestiti di sofismi
e ognuno costruisce il suo sistema
di piccoli rancori irrazionali, di cosmi personali,
scordando che poi infine tutti avremo
due metri di terreno… “

 

3-L’avvelenata

Ed ecco il capolavoro di quel periodo e del disco nato in risposta di una critica non gradita al suo lavoro; un brano che sintetizza in modo efficace il pensiero di Guccini. Faccio un’eccezione e vi lascio il testo completo perché non saprei quale parte scegliere.

“Voi critici, voi personaggi austeri, militanti severi, chiedo scusa a vossìa,
però non ho mai detto che a canzoni si fan rivoluzioni, si possa far poesia;
io canto quando posso, come posso, quando ne ho voglia senza applausi o fischi:
vendere o no non passa fra i miei rischi, non comprate i miei dischi e sputatemi addosso…
Secondo voi ma a me cosa mi frega di assumermi la bega di star quassù a cantare,
godo molto di più nell’ubriacarmi oppure a masturbarmi o, al limite, a scopare…
se son d’ umore nero allora scrivo frugando dentro alle nostre miserie:
di solito ho da far cose più serie, costruire su macerie o mantenermi vivo…
Io tutto, io niente, io stronzo, io ubriacone, io poeta, io buffone, io anarchico, io fascista,
io ricco, io senza soldi, io radicale, io diverso ed io uguale, negro, ebreo, comunista!
Io frocio, io perché canto so imbarcare, io falso, io vero, io genio, io cretino,
io solo qui alle quattro del mattino, l’angoscia e un po’ di vino, voglia di bestemmiare!
Secondo voi ma chi me lo fa fare di stare ad ascoltare chiunque ha un tiramento?
Ovvio, il medico dice “sei depresso”, nemmeno dentro al cesso possiedo un mio momento.
Ed io che ho sempre detto che era un gioco sapere usare o no ad un certo metro:
compagni il gioco si fa peso e tetro, comprate il mio didietro, io lo vendo per poco!
Colleghi cantautori, eletta schiera, che si vende alla sera per un po’ di milioni,
voi che siete capaci fate bene a aver le tasche piene e non solo i coglioni…
Che cosa posso dirvi? Andate e fate, tanto ci sarà sempre, lo sapete,
un musico fallito, un pio, un teorete, un Bertoncelli o un prete a sparare cazzate!
Ma s’io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto, forse farei lo stesso,
mi piace far canzoni e bere vino, mi piace far casino, poi sono nato fesso
e quindi tiro avanti e non mi svesto dei panni che son solito portare:
ho tante cose ancora da raccontare per chi vuole ascoltare e a culo tutto il resto!”

LATO B

1-Via Paolo Fabbri 43

La seconda facciata si apre con il brano che dà il titolo all’album, un pezzo intriso di grande autoironia.

“Gli eroi su Kawasaki coi maglioni colorati
van scialando sulle strade bionde e fretta,
personalmente austero vesto in blu perché odio il nero
e ho paura anche d’ andare in bicicletta:
scartato alla leva del jet-set,
non piango, ma compro le Clark,
se devo emigrare in America,
come mio nonno, prendo il tram!
Se tutto mi uscisse, se aprissi del tutto i cancelli,
farei con parole ghirlande da ornarti i capelli,
ma madri e morali mi chiudono,
ritorno a giocare da me:
do un party, con gatti e poeti,
qui all’ alba in via Fabbri 43!”

2-Canzone quasi d’amore

Non è una canzone d’amore, è un cercare di prendere coscienza del <<fare>> una canzone, del come e perché si usano certi temi ricorrenti piuttosto che altri, del come e perché si usano certe parole invece che altre” con queste parole Guccini descrive all’interno dell’album questa canzone.

“Non starò più a cercare parole che non trovo
per dirti cose vecchie con il vestito nuovo,
per raccontarti il vuoto che, al solito, ho di dentro
e partorire il topo vivendo sui ricordi,
giocando coi miei giorni, col tempo…”

3-Il pensionato

Una bellissima fotografia o una tenera poesia che descrivono un personaggio, vicino di casa, appartenente alla cultura di quei tempi oggi quasi scomparsa.

 “Lo sento da oltre il muro che ogni suono fa passare,
l’odore quasi povero di roba da mangiare,
lo vedo nella luce che anch’ io mi ricordo bene
di lampadina fioca, quella da trenta candele,
fra mobili che non hanno mai visto altri splendori,
giornali vecchi ed angoli di polvere e di odori,
fra i suoni usati e strani dei suoi riti quotidiani:
mangiare, sgomberare, poi lavare piatti e mani.
Lo sento quando torno stanco e tardi alla mattina
aprire la persiana, tirare la tendina
e mentre sto fumando ancora un’altra sigaretta,
andar piano, in pantofole, verso il giorno che lo aspetta
e poi lo incontro ancora quando viene l’ ora mia,
mi dà un piacere assurdo la sua antica cortesia:
“Buon giorno, professore. Come sta la sua signora?
E i gatti? E questo tempo che non si rimette ancora…”

Con questo brano si conclude anche il viaggio in questo disco suggerito dalla lettera “V”, vi aspetto fra qualche giorno per l’ultimo appuntamento di ABC del vinile in compagnia della lettera “Z”.

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