correva l'anno

Correva l’anno 1970…

Correva l’anno 1970…

E nell’aria risuonavano le note del brano “L’isola di Wight“ dei  Dik Dik.

Cari amici di EC_Shivers’ è da un po’ di tempo che non ci sentiamo e, nonostante si sia persa l’abitudine di frequentarci con una certa continuità, sono di nuovo qui a riproporvi un altro viaggio nel tempo con la musica di anni lontani.

Pur non avendo più una cadenza fissa, settimanale o quindicinale, in base alle mie possibilità continuo a collaborare con le ragazze e conto di portare a termine questo progetto, che spazia dagli anni 60 ai giorni nostri, nell’arco di questo anno o poco più.

In nostro viaggio è iniziato nel 1964 con Gianni Morandi ed il brano In ginocchio da te, perché è da quest’anno che partono i miei ricordi musicali che arrivano fino ai giorni nostri.

Il complesso musicale dei Dik Dik nasce nel 1965 ed è formato da cinque giovani tre dei quali sono gli attuali componenti, Giancarlo Sbriziolo, Pietro Montalbetti ed Erminio Salvaderi, ai quali si devono aggiungere Sergio Panno e Mario Totaro che lasceranno il gruppo a metà degli anni settanta. Agli inizi il nome del gruppo è Dreamers, poi diventa Squali ed infine si trasforma in Dik Dik prendendo spunto dall’omonima antilope africana.

L’anno successivo le nostre “gazzelle” incontrano Mogol che suggerisce loro la canzone che li lancerà definitivamente nel mondo della musica, il brano è una cover dei The Mamas & the Papas, California Dreamin’, che in italiano viene tradotto letteralmente Sognando la California; il lato B è Dolce di giorno scritta da una coppia che, negli anni successivi, farà la storia della musica italiana, Mogol e Lucio Battisti.

Negli anni a venire la collaborazione con Mogol e Battisti s’intensifica e da questa nascono nuovi brani di successo come Il vento del 1968 ed Il primo giorno di primavera del 1969, anno durante il quale partecipano al loro primo Festival di Sanremo in coppia con Rita Pavone presentando la canzone Zucchero. L’anno successivo si ripresentano sul palcoscenico dell’Ariston con la canzone Io mi fermo qui che diventerà un altro loro grande successo. Oltre a questa proficua collaborazione prosegue continuo il lavoro sulle cover di canzoni estere fra le quali spicca la meravigliosa Senza luce derivata dalla celebre A Whiter Shade of Pale dei Procol Harum. Durante il loro periodo migliore (il decennio 1965-1975) escono anche brani come Vendo casa, Viaggio di un poeta e Storie di periferia che contribuiscono al loro successo ed alla loro popolarità.

Al buon risultato ottenuto con i 45 giri, purtroppo, non corrisponde un equivalente risultato con gli album a 33 giri, a tal proposito il loro primo lavoro, “Suite per una donna assolutamente relativa” del 1972 con testi di Herbet Pagani, non sfonda, forse a causa di una variazione di genere che non risulta gradita al loro pubblico.

La loro discografia è costituita da 12 Lp e 6 CD ma diversi sono i periodi durante i quali il gruppo non ha prodotto lavori nonostante sia ancora in attività. Dopo il decennio d’oro la loro popolarità è stata rilanciata da quelle trasmissioni TV che, a cavallo degli anni ottanta e novanta, hanno riproposto canzoni degli anni passati consentendogli, nel 1993, la terza apparizione al Festival di Sanremo.

Forse non tutti sanno che:

  • Giancarlo Sbriziolo, voce storica del gruppo, ha avuto un periodo di assenza e precisamente dal 1978 al 1982.
  • Oltre alla collaborazione storica con Mogol e Battisti i Dik Dik hanno collaborato anche con un’altra nostra conoscenza, un giovane che alla fine degli anni settanta ha scritto dei testi per le loro canzoni come Io,te,l’infinito, Vuoto a rendere e Mamamadama. Quel giovane, che purtroppo oggi non c’è più, si chiamava Giorgio Faletti.
  • Nel 1985, insieme a molti altri artisti italiani, hanno partecipato ad un evento organizzato da David Zard chiamato “MusicaItalia per l’Etiopia”. La manifestazione sulla falsa riga di “USA for Africa” e “Band Aid” non ha avuto una grande eco, la canzone interpretata da tutti gli artisti era Nel blù dipinto di blù più conosciuta come Volare del grande Domenico Modugno.
  • I Dik Dik, grazie alle loro numerose cover, sono stati per l’Italia una finestra sul mondo degli anni sessanta-settanta, un mondo in grande evoluzione e cambiamento.
  • Sul loro sito, che dalla fine degli anni novanta utilizzano per aggiornare il pubblico sui loro programmi e sui loro lavori, scrivono:
    “I Dik Dik sono stati soprannominati anche gli “impiegati della canzone” per non essersi mai fatti prendere dai vizi classici delle rockstar ovvero alcool e droga.”

La canzone che ho preso in considerazione per il 1970 non è stata quella presentata al Festival di Sanremo ma l’altro successo L’Isola di Wight ovvero la cover del brano Wight is Wight del cantautore francese Michel Delpech. Il pezzo è un omaggio alla cultura hippy ed ai concerti come Woodstock e come quello tenutosi nell’estate del 1970 nell’Isola di Wight, lembo di terra posizionata a sud dell’Inghilterra nello stretto della Manica. Nel brano si parla di un incontro fra due giovani che partecipano al concerto e fra i quali nasce una storia d’amore.

“Senza una valigia io e te
Siamo partiti un giovedì
Nei nostri occhi c’era un sì
Pioggia di farfalle intorno a noi
Mi davi la tua gioventù
Nessuno mi ha fermato più
Sai cos’è l’isola di Wight
E’ per noi l’isola di chi
Ha negli occhi il blu
Della gioventù
Di chi canta hippi hippi pi”

Per quanto riguarda gli eventi dell’anno 1970 ritengo doveroso ricordare l’incidente nello spazio dell’Apollo 13, la strage di Gioia Tauro e il Golpe Borghese.

  • 11 luglio, da Cape Canaveral l’Apollo 13 viene lanciato nello spazio per una nuova missione lunare, a bordo i tre astronauti James Lovell, John Swigert e Fred Haise; dopo 55 ore di navigazione (13 luglio) a “soltanto” 14000 km dalla luna si verifica un’esplosione che distrugge il serbatoio dell’ossigeno 2 e danneggia il serbatoio 1. E’ in questa occasione che viene pronunciata la celeberrima frase “Houston, abbiamo un problema” con la quale si avvisa la NASA dell’accaduto. La missione viene annullata e viene predisposto il rientro, la cosa non è per niente semplice e sarà soltanto grazie a dei calcoli fatti a mano e ad una manovra manuale che i tre astronauti riusciranno a rientrare alla base sani e salvi.
  • 22 luglio, il treno Palermo-Torino deraglia a pochi metri dalla stazione di Gioia Tauro, ci sono 6 vittime e molte decine di feriti. Questo caso rientra a pieno diritto nei cosiddetti segreti della nostra repubblica, le cause non sono mai state accertate con precisione, si va dalla possibile negligenza dei tecnici della manutenzione, tesi sostenuta dalle prime indagini del 1971, all’attentato fatto con dell’esplosivo per far saltare una parte dei binari, tesi sostenuta con la sentenza del 2001 per la quale vengono incriminati tre responsabili che purtroppo risultano già deceduti. Un’altra brutta pagina della nostra storia.
  • Secondo i piani dell’ufficiale Junio Valerio Borghese, ex ufficiale della Repubblica di Salò, nella notte fra il 7 e l’8 dicembre ci sarebbe dovuto essere un colpo di stato per instaurare un governo reazionario di stampo neofascista mediante l’occupazione militare dei Ministeri dell’Interno e della Difesa oltre a quella delle sedi della RAI e dei maggiori organi d’informazione. A tutt’oggi non sappiamo i motivi del fallimento; la notizia fu divulgata qualche mese dopo dal quotidiano Paese Sera. Dal processo è emerso il coinvolgimento di parti deviate dello stato, dell’esercito e dei servizi segreti associati a gruppi dell’estrema destra, Fronte Nazionale, riuniti qualche anno prima dalla stesso Borghese. Più tardi sono emerse responsabilità della politica, della loggia massonica P2, della mafia ed anche di settori della CIA che erano in contatto con Borghese. Questo è risultato essere un altro tassello della strategia della tensione iniziata l’anno prima con la strage di piazza Fontana ed arrivata fino alla strage della stazione di Bologna del 1980.

Il mio ricordo personale associato a quell’anno è invece relativo al 17 di giugno ed è legato ad un evento sportivo, la mitica partita del mondiale vinta ai supplementari dall’Italia contro la Germania Ovest per 4 a 3. Ricordo che all’epoca in casa avevamo, non da tanto tempo, la vecchia televisione in bianco e nero, quella con il trasformatore esterno e con due grandi rotelle per la sintonia dei due soli canali visibili, il primo ed il secondo. Erano i tempi nei quali le famiglie si riunivano il sabato sera per vedere in compagnia il varietà, ma quella sera di un giorno infrasettimanale per l’evento davanti alla televisione eravamo soltanto mia sorella ed io. Mio padre aveva preferito andare a letto visto che il giorno seguente doveva  lavorare e la partita, a causa del fuso orario, era trasmessa molto tardi. La tivù era installata in salotto, stanza che di fatto fungeva anche da cameretta e da laboratorio per mia sorella, che all’epoca faceva la sarta ed arrotondava lo stipendio con dei lavoretti fatti in casa. Quella sera mia sorella si mise nel suo letto ed io mi sistemai disteso sopra una coperta sulla tavola  appoggiando la testa su quello che veniva chiamato in gergo “il braccio”. Per chi non lo sapesse il braccio era un attrezzo di legno che veniva usato per stirare le maniche dei vestiti, aveva una piccola imbottitura superiore che mi permetteva di stare non proprio comodo ma con la testa sollevata nella direzione della televisione. Quando la partità inizio lo spettacolo fu subito entusiasmante e non ci permise di prendere sonno, segnammo quasi subito con Boninsegna e quando credevamo di aver vinto un tedesco “italiano”, giocava nel Milan, segnò il gol del pareggio che ci portò ai supplementari. Nel primo tempo supplementare la Germania passò in vantaggio con Muller, poco dopo ristabilì la parità Burgnich e prima della fine Riva ci riportò in vantaggio. Nel secondo tempo supplementare ancora Muller riportò l’equilibrio ma pochi minuti prima del termine della gara Rivera, che era subentrato a Mazzola, segnò il gol della vittoria che ci spalancò le porte della finale. Ad ogni gol dell’Italia, mia sorella ed io, esultavamo e ad ogni gol della Germania imprecavamo ma sempre stando attenti a non fare rumore per paura di svegliare il babbo e la mamma. Alla fine della partita, indolenzito per la posizione non proprio comoda, scesi dalla tavola diedi la buonanotte a mia sorella e me ne andai stanco e felice a dormire nel mio letto che per l’occasione mi sembrò comodissimo.

Pochi giorni dopo ebbi modo di vedere anche la finale, Brasile Italia, non giocammo benissimo, un po’ fu merito loro ed un po’ pesò la stanchezza accumulata dai nostri ragazzi; perdemmo ed il ricordo che conservo non è lontanamente paragonabile a quello di qualche sera prima.

Cari amici anche questo viaggio è finito per cui vi saluto e vi aspetto per ripartire insieme con il prossimo.

Un caro saluto Mr.

 

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