Narrativa straniera

RECENSIONE: “Non lasciarmi” di Kazuo Ishiguro

Titolo: Non lasciarmi
Autore: Kazuo Ishiguro
Editore: Einaudi (Super ET)
Pagine: 291
Anno: 2007
LINK D’ACQUISTO AMAZON: Non lasciarmi

VOTO: 3,5/5
3,5stelle

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Incuriosita dallo stile dell’autore di Quel che resta del giorno (e prima ancora dal bellissimo film omonimo), acquisto Non lasciarmi, carica di aspettative.

Il romanzo è straziante e doloroso. L’autore, Premio Nobel nel 2017, mette in scena il dramma distopico di tre giovani (Kathy, Ruth e Tommy) cresciuti da un gruppo di attenti tutori nel college di Hailsham, nell’Inghilterra dei primi del Novecento.

L’elemento distopico, che si apprende non immediatamente, ma a lettura già inoltrata, sta nel fatto che gli abitanti di Hailsham non siano ragazzi normali, ma automi, creati appositamente per salvare, a tempo debito, con la donazione dei propri organi, la vita di chi vive nel “mondo esterno”.

Gli alunni, come i tre giovani amici, studiano musica, matematica e letteratura, fanno laboratori in cui mettono alla prova le proprie capacità artistiche e praticano sport, senza comprendere appieno, nonostante gli accenni dei tutori,  che il tutto sia finalizzato ad uno scopo superiore, ineluttabile e drammatico.

Più il tempo passa, però, tra litigate, riappacificazioni e innamoramenti, e più nei tre cresce la voglia di verità, anche se solo gli sporadici scatti d’ira e le urla di Tommy, il più istintivo dei tre, sono chiari segni del dramma vissuto, della profonda solitudine e del desiderio di una diversa sorte; per il resto i sentimenti, nonostante la vita simbiotica condotta prima al college e poi ai Cottages, rimangono ovattati, sottintesi, privi di un autentico approfondimento.

Fondamentalmente, nei tre protagonisti regnano un’autentica paura e un completo smarrimento, sensazioni che attanagliano anche il lettore, il quale procede all’interno della storia, come in una selva, perso tra personaggi ambigui e definizioni incomprensibili, come “donatore”, “assistente”, “possibile”, “Galleria”, che solo nella parte finale, la più straziante e commuovente, troveranno una spiegazione.

Un romanzo, quindi, non di facile e immediata lettura, narrato in prima persona dalla voce apparentemente fredda e asettica di un’adulta Kathy, la quale ci immerge senza ossigeno nelle più buie profondità di un oceano, in cui ci ritroviamo completamente soli e sprovvisti di mezzi. Esperienza terribile.

Potenza, drammaticità e sensibilità sono i cardini su cui Ishiguro ha costruito quest’inusuale storia, a cui comunque manca qualcosa per essere perfetta. In certi punti si fa fatica a procedere nella lettura, poiché per tutta la prima parte si è costretti ad affrontare una serie interminabile ed oppressiva di aneddoti apparentemente scollegati, una sorta di puzzle confuso, che solo nel finale si completa, almeno in parte. Non tutto infatti viene chiarito e il lettore rimane con dei dubbi, che avrebbe preferito trovassero soluzione. Fatti e persone risultano a volte difficili da legare, e troppi sono i flashback: il risultato è il venir meno di una scorrevole continuità, che rimane indigesta.

Tutto ciò è veramente un peccato, perché la storia è potente e originale e alcune pagine sono di una poesia disarmante. Si tratta comunque di un libro che non mi pento di aver letto e che consiglio a tutti di leggere, specialmente agli stomaci forti.

Nel 2010 ne hanno anche tratto un film dal cast non indifferente (v. foto), ma ancora non l’ho visto…qualcuno di voi può darmi qualche feedback?? Sarei curiosa!

nl

Cat.

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