Narrativa straniera

RECENSIONE: “La fidanzata” di Anton Čechov

Titolo: La fidanzata
Autore: Anton Čechov
Editore: Passigli (questa casa editrice pubblica un’edizione con due soli racconti, tra cui quello recensito; la mia edizione vintage, invece, cioè quella che vedete in foto, è Rizzoli)
LINK D’ACQUISTO AMAZON: La fidanzata
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Pagine: 20
Anno: 2019 (ediz. Passigli)
Voto: 4/5
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Čechov (1860- 1904) è universalmente riconosciuto come uno dei maestri del teatro e del racconto, non solo russo, ma internazionale. Basti pensare a qualche titolo famoso, come Zio Vanja o Il giardino dei ciliegi. Molte sue opere sono entrate nella storia e sono ancora oggi utilizzate nei corsi di recitazione e di regia teatrale.

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(A. Čechov, Ritratto, 1898, foto dal web)

Tra i 250 racconti, corretti e rielaborati da Čechov per l’edizione definitiva, ho scelto di leggere La fidanzata, uno degli ultimi scritti. La data di composizione è infatti il 1903, un anno prima della morte del drammaturgo.

Ne sono rimasta molto colpita, innanzitutto per la modernità di ciò che vi ho trovato scritto, e poi per lo stile, così particolare e difficile da definire, etereo e magico al tempo stesso.

È il mese di maggio: la giovane Nadia aspetta con angoscia il matrimonio col fidanzato Andréi, che dovrà celebrarsi a luglio. Ebbene sì, Nadia non è felice per quella celebrazione, che sta per avverarsi, ma si sente oppressa, non dorme la notte e si tormenta, non capendo (o non volendo ammettere dentro di sé) il perché. Solo il lontano parente Saša, sempre allegro anche se gravemente malato, sembra aver chiaro quale sia l’origine del tormento interiore di Nadia e le consiglia di lasciar perdere il matrimonio e di trasferirsi in una grande città, dove potrà abbandonare la monotonia della provincia e soprattutto studiare per emanciparsi. Le sue parole, ogni giorno che passa, si scolpiscono sempre più nel cuore di Nadia.

Lo scrittore pone molta attenzione alla descrizione del paesaggio russo e della confortevole casa con giardino, in cui la protagonista vive insieme alla madre e alla nonna, tra una tazza di samovar e il crepitio del camino. Ciò immerge il lettore in un ambiente del tutto reale, che odora però di fiabesco.

Nonostante la condizione di benessere in cui si trova e l’imminente prospettiva di felicità, il tempo per Nadia non passa mai e tutto le sembra ripetitivo e monotono.

In poche pagine, con grande abilità psicologica, Čechov riesce a dipingere un quadro di tormento interiore estremamente moderno per l’epoca: una giovane donna, intrappolata in una scelta, che può cambiare il destino della sua vita e di quella dei suoi familiari. Nadia si rassegnerà alle convenzioni sociali, che la vorrebbero moglie gentile e perfetta padrona di casa, o saprà reagire a tutto questo, e sopportarne le conseguenze?

Ormai vicino alla morte, lo scrittore sembra volerci trasmettere un messaggio chiaro: la vita è una sola e bisogna avere il coraggio di viverla seguendo i nostri sogni e i desideri, anche se ciò significa perdere i legami affettivi più cari.

Cat.

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