Narrativa italiana

RECENSIONE: “Il prete bello” di Goffredo Parise

Titolo: Il prete bello
Autore: Goffredo Parise
Editore: Garzanti
Pagine: 251
Anno: 1965
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VOTO: 4/5
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Il titolo scelto da Parise è già di per se stesso un programma: la bellezza non è certo la prima qualità che si dovrebbe notare in un prete…anzi.

Il parroco in questione è Don Gastone, che è stato cappellano militare durante la guerra di Spagna e ha trasferito le sue riflessioni in alcuni libri, denunciando le atrocità commesse dai rossi comunisti e manifestando di conseguenza poco celate simpatie verso il regime fascista.

Siamo infatti nella Vicenza del 1940, ma Don Gastone è famoso anche per altre peculiarità: è alto, giovane e piacente, ama il cinema e sa pilotare l’aeroplano, profuma sempre di buono e non d’incenso o cera, ed è soprattutto per questo che rappresenta l’attrazione principale del caseggiato, in cui vive, insieme a mamma e nonni, la nostra voce narrante, il piccolo Sergio.

Sergio ha appena nove anni e non conosce suo padre, ma non si lascia certo intimidire da chi lo addita come “figlio di N.N.”. Il suo carattere vivace e la sua arguta e precoce intelligenza lo portano a creare alleanza con altri “rifiuti” della società borghese, come l’amico Cena, compagno di numerose avventure e disavventure su e giù per le scale del caseggiato e per le strade della città. I due crescono in fretta, consumando esperienze insieme alle suole delle scarpe. La loro è una continua lotta alla sopravvivenza, per cercare, anche con l’elemosina, di portare qualche spicciolo a casa e poter mangiare almeno una volta al giorno.

Quando Don Gastone presenta Sergio alla Signorina Immacolata, la padrona di casa e la più ricca di tutti, colei che è noto abbia il privilegio di lavare la sua biancheria, il bambino capisce che fra i due adulti il rapporto ha qualcosa di speciale, anomalo, segreto. Questo giovane in tonaca può manipolare il prossimo come più gli piace, bastano un gesto ben calibrato o uno sguardo carezzevole, che tutte le anime femminili dei dintorni, più o meno giovani, cadono ai suoi piedi. Don Gastone ammalia e seduce con la sua presenza, strazia e tormenta con la sua assenza, affascinando anche chi afferma di non esserlo. Sarà un aspetto che Sergio saprà sfruttare in mille modi a suo vantaggio.

Non è un caso che questo romanzo così realistico e audace per la sua tematica abbia fin da subito avuto un gran successo di pubblico e critica, arrivando ad essere tradotto in tredici lingue straniere.

Parise, con scrittura non sempre semplice, ma lucida e studiata fin nei minimi particolari, ci descrive un mondo di ladruncoli che vive di espedienti e furfanterie per cercare di mettere insieme il pranzo con la cena. Ci parla di povertà, e di grandi differenze sociali ed economiche, di un microcosmo di deboli e forti in perenne lotta tra di loro o in rapporto di totale indifferenza. In un ambiente di tal forma prevalgono i pettegolezzi, i finti perbenismi e le depravazioni. Un esempio per tutti è il Cavalier Esposito, che da fervente fascista e finto moralista, tiene segregate in casa le sue cinque figlie, mentre si interessa con morbosità dei possibili incontri galanti avuti da Don Gastone. Di quest’ultimo si sa solo che ha indossato la tonaca dopo la laurea, mentre il suo passato rimane avvolto dal mistero. Sarà attraverso gli occhi di Sergio, di Cena e degli altri personaggi del caseggiato che riusciremo a comprendere meglio questa figura così particolare e ricca di sfaccettature, arrivando a svelare anche i suoi aspetti più nascosti.

Cat.

 

 

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