Narrativa straniera

RECENSIONE: “Bella famiglia!” di Roddy Doyle

Jimmy Rabbitte senior non può credere alle sue orecchie: la figlia maggiore gli sta dicendo che aspetta un bambino, ma che non vuole assolutamente rivelare il nome del padre. Categorica e decisa, Sharon dimostra molto più dei suoi giovani vent’anni. Jimmy prova a rimanere sconvolto o deluso, ma non può in fondo mentire a se stesso: l’idea di diventare nonno è un’esperienza del tutto nuova, che supera ogni futura difficoltà e lo emoziona oltre ogni limite.

Narrativa straniera

RECENSIONE: “Non lasciarmi” di Kazuo Ishiguro

Incuriosita dallo stile dell’autore di Quel che resta del giorno (e prima ancora dal bellissimo film omonimo), acquisto Non lasciarmi, carica di aspettative. Il romanzo è straziante e doloroso. L’autore, Premio Nobel nel 2017, mette in scena il dramma distopico di tre giovani (Kathy, Ruth e Tommy) cresciuti da un gruppo di attenti tutori nel college di Hailsham, nell’Inghilterra dei primi del Novecento. L’elemento distopico, che si apprende non immediatamente, ma a lettura già inoltrata, sta nel fatto che gli abitanti di Hailsham non siano ragazzi normali, ma automi, creati appositamente per salvare, a tempo debito, con la donazione dei propri organi, la vita di chi vive nel “mondo esterno”.

Narrativa straniera

RECENSIONE: “La lettrice di romanzi d’amore” di Pearl Abraham

L’avida lettrice del titolo è Rachel, una giovane ragazza ebrea, che vive con la famiglia nello Stato di New York, intorno agli anni ’70. Per il suo primo romanzo, Pearl Abraham, scrittrice nata a Gerusalemme e vissuta a Brooklyn, decide di trattare un argomento che conosce bene e da vicino. Nei gesti e nei pensieri della protagonista, desiderosa di libertà in una dimensione claustrofobica, quale solo una rigida comunità religiosa può essere, possiamo intravedere tracce del passato della stessa Pearl, anche lei ebrea americana e figlia di un rabbino, oppure di qualcuno a lei molto vicino.

Narrativa straniera

RECENSIONE: “La madre che mi manca” di J.C. Oates

Il lettore, attraverso la ricca prosa della Oates, segue l’elaborazione drammatica ma realistica di un lutto, che diventa motivo di “rinascita”. Passo dopo passo assiste alla crescita di una donna, che all’inizio appare antipatica e supponente, ma che alla fine si dimostra essere sensibile e sincera, anche se irrimediabilmente addolorata per qual rapporto mal gestito con la madre e inevitabilmente oppressa da quell’attuale forte senso di mancanza.

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RECENSIONE: “Furore” di John Steinbeck

Passare dalle appena cinquanta/cento pagine dei romanzi brevi alle oltre seicento del mastodontico Furore voleva dire mettere ulteriormente alla prova la penna di Steinbeck, penna che come dicevo si è rivelata all’altezza delle molte lusinghe nel tempo ricevute. Cos’è dunque che ha attirato ed attira così tanto il lettore?? Beh, sicuramente il fatto che si tratti di una storia familiare: The Grapes of Wrath (così recita infatti l’intraducibile titolo originale) narra le vicissitudini di una famiglia americana, i Joad, costretta per miseria ad abbandonare la propria terra per cercare fortuna in quello che tutti considerano il paese della cuccagna: la California.

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RECENSIONE: “L’amico ritrovato” di Fred Uhlman

La prima pubblicazione de L’amico ritrovato, che consegnò il successo nelle mani del suo autore, risale al 1971, e nel 1989 ne fu tratto un omonimo adattamento cinematografico. Sorprende non poco scoprire che questo conciso e diretto romanzo sia stato scritto da un tedesco. Il tema principale, infatti, è piuttosto ostico per qualsiasi nato in Germania, e tocca nel vivo una delle pagine più buie della storia moderna: la Seconda Guerra Mondiale e lo sterminio degli Ebrei.

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RECENSIONE: “Il malinteso” di Irène Némirovsky

Dopo aver letto il famosissimo e incompiuto Suite francese e aver visto il relativo film, decido di inoltrarmi alla scoperta delle origini di questo grande talento letterario che è Irène Némirovski. Perciò, tra i tanti libri scritti dall’autrice, scelgo Il malinteso, che ha una trama apparentemente semplice, ma molto accattivante.

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RECENSIONE: “Una famiglia americana” di Joyce Carol Oates

Corinne e Michael rappresentano al meglio l’ideale del sogno americano: si sono sposati giovani, hanno messo al mondo quattro figli, mandano avanti una florida fattoria e una società di ristrutturazioni, la Mulvaney Tetti e Coperture. Con ambizione e tanta voglia di fare, si sono rimboccati le maniche e si sono costruiti una posizione di tutto rispetto.

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RECENSIONE: “Il testamento” di John Grisham

Troy Phelan è un uomo ricchissimo. Tra miniere, società e beni immobili possiede ben 11 miliardi di dollari. Non c’è nulla che non possa permettersi. Eppure, come egli stesso dichiara, i soldi sono stati la causa della sua sventura, non della sua felicità.

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RECENSIONE: “Il diario di Jane Somers” di Doris Lessing

Jane (detta Janna) ha quarantanove anni, un lavoro che la appaga in una rivista femminile di successo e un’incredibile eleganza nel vestire. Se però la si conosce bene, nel profondo, si apprendono di lei altri dettagli: la sensazione di inutilità che la opprime dalla morte del marito e della madre, la sofferta e mal celata mancanza di un figlio, il difficile e tormentato rapporto con la sorella Georgie.